venerdì 30 dicembre 2011

Uno ultimo sguardo all'anno che sta per finire



Fra pochi giorni finirà anche questo 2011.
Com’è stato per voi? Per alcune pesante e faticoso, per altre terribile e doloroso, per altre ancora sarà stato enigmatico, oppure rivelatore… ci sarà chi di voi non ne può più e chi invece si augura che possano essere tutti così gli anni a venire… sarà stato l’anno della svolta o della rivolta, quello che aspettavate da tanto e che è difficile lasciare, sarà stato l’anno della consapevolezza di cose importanti, della perdita di una persona cara o di decisioni difficili da prendere, sarà stato uno come tanti, dove non è successo niente di esaltante, oppure quello in cui non ti saresti mai aspettata che…
Io credo che se ci pensi bene, dentro questi giorni che si sono susseguiti uno dopo l’altro ci siano state tutte queste cose insieme, perché la nostra storia è fatta di tanti piccoli tasselli, emozioni in fila indiana o esplose improvvisamente come fuochi d’artificio. Forse anche nell’anno che ci è sembrato peggiore, possiamo trovare un frammento di bellezza e in quello più bello una briciola di infelicità…questa è la vita, la nostra vita
Io sono molto grata a questi giorni trascorsi, perché mi hanno permesso di materializzare quello che meditavo da tempo: uno spazio di riflessioni ad alta voce da condividere con chi come me si interroga sui significati delle cose, delle persone, delle relazioni… Rileggendo qua e là i post pubblicati ho deciso di stilare dei punti fondamentali, che hanno segnato a mio avviso, le tappe di questo blog dalla sua nascita a oggi. Un donneincontatto pocket in dieci punti: 
  1. Interrogati ogni giorno chiedendoti: chi sono? Chi voglio essere? A quale parte di me voglio dare spazio quest’oggi?
  2. Più delle risposte è importante il porsi domande: lascia campo libero alla ricercatrice che c’è in te.
  3. Il tuo corpo non è solo uno strumento da usare, è un tempio da vivere, abitare, onorare. Abbi cura di lui, in tutti i sensi, non solo dell’immagine, ricordandoti sempre che la Bellezza è qualcosa che emana da te, non riflessa negli occhi di un altro.
  4. Cerca di avere un dialogo sincero e costruttivo con gli altri, confrontati senza mentire, esprimi il tuo parere evitando però il conflitto fine a se stesso.
  5. Ritagliati un po’ di tempo per parlare col tuo compagno, dei tuoi, dei suoi e dei vostri bisogni: non ti arrendere di fronte al tempo che incede, gli impegni straripanti, i figli esigenti o la tv alienante.
  6. Leggi più libri che puoi: insegnano, aprono la mente e ti fanno scoprire parti nascoste di te.
  7. Quando proprio non ce la fai più, fermati e respira. Impara una tecnica di rilassamento o ricorri ai fiori di Bach ;-)
  8. Cerca la gioia nelle piccole cose e se ti va, registra su un quadernino tutto ciò che ti rende felice (e poi usalo nei momenti del bisogno)
  9. Ricorda che solo tu puoi cambiare la tua vita, se vuoi. Puoi diventare la meravigliosa creatura che sei destinata ad essere.
  10. Sorridi alla vita, ti ricambierà.
Un grazie a tutte voi che ci avete letto, scritto, dato spunti e suggerimenti, ma anche critiche e commenti…
Continuate a farlo anche nel prossimo anno!
Un abbraccio scintillante come la notte di Capodanno, con l’augurio di esaudire ogni vostro desiderio
virginia

ps. concludo inserendo un video di Natalie Merchant, della canzone Wonder (Meraviglia), semplicemente bellissimo, pieno di donne di tutte le età che celebrano la loro energia. (E alla fine..sorpresa!C'è pure il nostro logo!!)

sabato 24 dicembre 2011

Buon Natale!




Già qualche giorno fa parlavamo di ricette speciali, fatte di ingredienti originale per creare la propria pietanza di nutrimento per l'anima. Così anche oggi, in occasione del Natale, abbiamo voluto trascrivere un'altra ricetta, questa volta trovata fra le pagine di Google...

LA RICETTA DEL BUON UMORE

Prendete un bicchiere di Gioia
Una tazza di Buona Volontà
Cinque cucchiai di Entusiasmo Quattro fette di Semplicità
Uno spicchio di Prudenza
Un pizzico di Risate
Due etti di Fiducia
Una foglia di quella rara pianta chiamata Umiltà
Un’abbondante dose di Amore
Un gambo di Serenità
Condite il tutto con un po’ di Fede
Amalgamate con Tenerezza, Gentilezza e Comprensione
Versate in uno stampo di Pazienza
Lasciate cuocere con i raggi del sole
E servite con gustosissimo Sorriso!

Vi auguriamo che il buon umore non sia solo proprio del  Natale ma che vi accompagni ogni giorno della vostra vita.
Spesso la nostra mente immagazzina le cose brutte e dimentica quelle belle. E' sempre troppo facile, infatti, vedere e ricordare i torti subiti; dovremo imparare ad avere maggior memoria delle cose che ci hanno fatto stare bene e magari chiederci cosa abbiamo fatto noi e cosa ci hanno fatto gli altri per permetterci di avere delle giornate felici, dei giorni sereni, dei momenti indimenticabili.
Buon Natale a tutte voi.
Erika, Evi, Virginia

mercoledì 21 dicembre 2011

Libri sotto l'albero



Mi piace molto regalare libri, soprattutto passare interi pomeriggi dentro le librerie per scegliere il "messaggio" giusto da donare alle amiche presso le quali i libri in questione troveranno dimora... però il tutto presuppone che sia in possesso del sacro tempo da dedicare a questo accorto processo decisionale..
Così mi è venuto in mente di condividere una short list di suggerimenti per chi fosse in preda all'ansia del conto alla rovescia da natale alle porte e nessuna idea in testa...
Ovviamente si tratta di una visione al femminile, ma qualcuno di questi testi può essere anche adattato a un pubblico maschile ;-)
Ultimissimo consiglio: se qualcuno di questi può fare al caso vostro... andate in libreria, cercatelo, guardate la copertina, e leggetene il risvolto, provate a sfogliarlo...immaginate l'effetto che può fare sulla persona che lo riceverà...create una dedica personalizzata e donatelo con amore..

M. Rowlands “Il lupo e il filosofo” – bellissimo e struggente, per l'amica che adora gli animali e ne fa la sua “filosofia di vita”
T. Terzani “Un indovino mi disse – per l'amica che è attratta dalla dimensione esoterica ma sa restare con i piedi per terra
G. Schelotto “E io tra di voi” – per l'amica che finisce sempre per essere “l'altra” (ps. Da regalare solo se l'amica è disposta a mettersi in discussione e provare a riflettere sul perché!) [della stessa autrice date un'occhiata anche a “Un uomo purché sia” e “Distacchi e altri addii”]
R. Bach “Nessun luogo è lontano” – meraviglioso pensiero per le amiche di sempre, soprattutto quelle lontane
D. Pennac “Diario di scuola” – per l'amica che lavora nel mondo della scuola, che ancora crede nell'educazione alla vita più che nell'istruzione della mente
B. Cibrario “Rossovermiglio” – per l'amica matura, che ancora non ha smesso di sognare e desiderare di essere felice o per la giovane, perché non smetta mai
C.B. Divakaruni “La maga delle spezie” – per l'amica affascinata dall'india, dai suoi sapori e colori ma anche dalle storie d'amore contrastate e difficili
M. Richler “La versione di barney” – per chi ancora non lo ha letto, libro divertente e sopra le righe.
A. Grandes “Modelli di donna” – raccolta di storie, omaggio a tutte le donne che cercano se stesse
E. E. Schmitt “La sognatrice di Ostenda” – magici racconti di uno scrittore straordinario
H. Kureishi “Ho qualcosa da dirti” – per l'amica un po' psicologa, cui piacciono i libri intimisti, ma con un tocco di suspence
O. Brenifier, J. Després “Il libro dell'amore e dell'amicizia” e “Il senso della vita” – graziosi libri illustrati, per chi è alla ricerca di domande, ma non necessariamente di risposte certe e definitive

Se poi qualche titolo vi attrae anche per voi........Buona lettura a tutte!
virginia

mercoledì 14 dicembre 2011

Psicologia del dono


Con questo lungo week end dell'Immacolata siamo entrati appieno nell'atmosfera natalizia. Come ogni anno in questi giorni di vacanza ho creato insieme a mio marito il nostro albero, ho addobbato la casa di simboli di festa, sparso ancora più candele profumate e cominciato a pensare ai doni da fare.
Voi da che cosa partite?
A me piace fare un piccolo elenco – su una delle pagine bianche adibite a notes nella mia agenda – delle persone a cui vorrei fare un pensiero, (che spesso sono sempre le stesse ogni anno, ma comunque ne scrivo i nomi perché credo che aiuti a snocciolare le idee).
Lascio un po' di spazio bianco, vicino ad ogni nome, cosicché ci sia respiro anche per ripensamenti o diverse opzioni, in attesa della scelta definitiva e poi comincio a dedicarvi pensieri, un ritaglio di tempo nella giornata, magari nei tragitti in macchina o nelle pause del lavoro, oppure a volte vago per negozi finché la mia attenzione non è rapita da un oggetto o un'intuizione fulminea che mi fa associare un particolare a una persona.
Certo, in questi momenti in cui tutto ci porta a non sprecare denaro, occorre anche stabilire prima un budget da destinare ai regali e poi scegliere di conseguenza.
Vorrei fare con voi delle considerazioni a voce alta, sulle motivazioni che ci portano a scegliere un oggetto per una persona.
Provo a partire dal presupposto che il dono che facciamo sia sentito e non un dovere o un obbligo, casi in cui non possono valere moventi sinceri e spassionati.
Io credo che ogni regalo, piccolo o grande che sia, rappresenti un messaggio, una forma di comunicazione.
Attraverso un oggetto, ci troviamo a manifestare una pluralità di significati all'altro che lo riceve, significati di cui occorre essere consapevoli, per evitare malcelate reazioni interrogative...
Immagino che le persone con cui vi scambiate regali a Natale siano parenti, amici vicini o anche colleghi, ma quelli più stretti, quindi deduco che li conosciate piuttosto bene e dedichiate loro un'attenzione particolare.

Qual è il perno attorno al quale ruota il principale motivo che ci porta a scegliere un regalo fra tanti (e soprattutto dopo molto tempo e moltissimi doni)?
Il concetto di bisogno, ovvero la possibilità di conoscere le necessità della persona in questo momento.
Spesso, per evitare regali inutili, si va alla ricerca di qualcosa che “serva”, che sappiamo che manca o del quale c'è reale bisogno. Questo vale soprattutto in famiglia, fra amici di vecchia data quando ormai ti sei regalato di tutto e di più, per andare a colpo sicuro.
Qual è però il rischio di questa soluzione? È quello di regalare qualcosa che noi pensiamo serva, quando in realtà per l'altro è una cosa superflua della quale avrebbe fatto a meno d'ora in poi (e quindi come regalo non sarà graditissimo).
Per questo è molto importante l'ascolto piuttosto che l'inferenza.
L'ascolto è ciò che mi permette di capire se l'altro manifesta una necessità reale, mentre l'inferenza mi fa credere che ci sia il bisogno solo perché io ho notato che qualcosa è terminato (esemplificando,  un conto è sentirsi dire “ho terminato la tal cosa, bisogna che la riprenda perché mi è piaciuta” un altro conto è vedere coi propri occhi che quella cosa è terminata e dedurne che va ricomprata)

Un'altra alternativa è invece la via del desiderio, ovvero la possibilità di riuscire a carpire che cosa piacerebbe moltissimo all'altro (e non riesce per vari motivi a comperarsi) e cercare così di appagare questo suo piccolo “sogno”. Questa è spesso la soluzione che prevale all'inizio delle storie, quando si vorrebbe soddisfare ogni desiderio dell'altro, o nelle occasioni importanti, e di solito il risultato è assicurato, perché riusciamo a trasformarci nel genio della lampada, che tutto realizza e la felicità dell'altro è l'unico obiettivo. Questa soluzione però, se vogliamo vederne il lato negativo, è un po' priva di personalità, nel senso che in questo modo ci facciamo meri esecutori di qualcosa, senza metterci elementi personali che danno un senso di unicità al regalo. Certo, dimostriamo che abbiamo colto e ascoltato, che siamo stati attenti, ma meglio ancora sarebbe un tocco di originalità che permetta di acquisire la nostra impronta al pensiero (un biglietto intenso, una presentazione magica, un'atmosfera indimenticabile...)

Una terza via per la decisione può essere quella di scegliere fra oggetti che abbiano a che fare con le passioni e gli hobby dell'altro: il rischio in questi casi è che la persona abbia già tutto quello che le serve in proposito, così dovremo pensare a qualcosa di veramente particolare o l'ultimissima novità in quel campo.
Questo non significa necessariamente che il nostro regalo debba servire per svolgere quell'attività, ma che attraverso quella preferenza che ci parla della persona, noi possiamo scegliere un dono più adatto (all'amica appassionata di lavoro a maglia che so trascorrere giornate di festa a sferruzzare, senza muoversi, potrò evitare di regalare qualcosa del tipo libro di “itinerari in giro per l'Italia” anche se sicuramente le farebbe bene!).

Quest'ultima affermazione mi permette di porre l'attenzione su un fenomeno che può portare a equivoci: il regalare qualcosa con tutte le migliori intenzioni, per stimolare l'altro a seguire quello che poi risulta un nostro desiderio o necessità.
Quando ero studentessa ho lavorato come commessa in vari tipi di negozi, una volta mi è capitato di fare il periodo natalizio presso una grande catena di intimo femminile, che ogni anno pubblicizzava appositi completini per le feste... inutile dire che accorrevano numerosi molti maschietti, (a corto di idee), che chiedevano proprio il prodotto pubblicizzato. A chi provavo a chiedere se erano sicuri che il modello scelto fosse di gradimento per la compagna (non tutte dicevo, amano il reggiseno col ferretto o il perizoma piuttosto che la culotte) ricevevo o risposte vaghe (del tipo non saprei..) oppure risposte del tipo “lei non mette queste cose ma piacciono a me e voglio che cambi” (abbinato a sorrisetto malizioso da chi vuol far credere di saperla lunga in proposito...)
Perché vi racconto questa storia?
Perché credo che certamente occorra una nota personale e creativa nel dono scelto, ma facciamo attenzione ai messaggi subliminali che inviamo, perché può esserci il rischio che se l’oggetto non ha niente a che fare con l’altro, porti con sé un significato del tipo “ti vorrei diverso da come sei”…
In generale, qualsiasi sia il dono, ricordiamoci che non è tanto l’oggetto in sé ma il fatto di averlo fatto col cuore che conta, anche se si tratta di un bigliettino pieno di parole nutritive e speranzose: questi sono i dettagli che scaldano il Natale.

Io oggi parto con la ricerca…e voi?
virginia

mercoledì 7 dicembre 2011

E se la felicità facesse rima con creatività?

Particolare del negozio "Ottica Manuela" a Brogliano (VI)

Il post di oggi è il frutto della sinergia di alcune donne, che per motivi e ragioni diverse, hanno contribuito a far si che potesse nascere.  Tutto è cominciato da un’idea della Manu, (che siccome è una delle donne più creative  che io conosca), ha allestito nel suo negozio di ottica,  una cucina economica (la vedete nella foto), di quelle delle nonne,  con pentole antiche che schiudevano, invece di fumanti minestre, degli occhiali moderni e coloratissimi. A chi frequentava il negozio in questo periodo chiedeva una ricetta, per abbellire e rendere più accogliente l’ambiente, così, visto che son passata a salutarla, mi sono ritrovata anche io a voler scrivere un ricordo culinario.  Ed ecco che in questa occasione mi è tornato in mente un librettino, che la mia collega Maria Teresa ha sulla sua scrivania, nato dall’idea di un’altra collega, Cristina, che ha raccolto “Ricette di Felicità”, frutto di un seminario presso il Centro di Psicosintesi di Bologna. Nel librettino sono riportate tante ricette che hanno in comune la felicità, con tanto di ingredienti, difficoltà e modalità di preparazione, per le quali ognuno dei partecipanti ha avuto una visione unica e particolare. Ecco che ispirata dall’idea di Cristina, ho voluto scrivere anche io la mia personale ricetta della vita felice, affidandola in un primo momento a un foglietto mobile della mia pienissima agenda.  Qualche giorno dopo, mentre ero a svolgere un’attività didattica con Alice, in un progetto di orientamento per lavoratori, ci siamo trovate a parlare di passioni e hobby, e così abbiamo rimesso mano alla ricetta originale che avevo scritto io, cercando di darle proprio la forma di una vera ricetta di cucina. Quella che segue è la versione definitiva.
Invito ciascuna di voi a scrivere la propria, è divertente, stimolante e permette di riflettere in maniera spontanea su temi importanti e profondi.
Ringrazio tutte le amiche che mi hanno aiutato a mettere a punto la mia.
Un abbraccio goloso a tutte
virginia
Torta  millefoglie della vita felice
Ingredienti
·         Farina di Fiducia
·         Una tazza di Rischio
·         Una tavoletta di Sicurezza
·         Olio extra vergine di Ottimismo
·         Albumi di Entusiasmo
·          Un panetto di Amicizia
·         Una passione fondente
·         Miele di Consapevolezza
·         Calma-ndarini
·         Un bicchierino di Umorismo
·         Un legame profondo
·         Spontaneità zuccherina
·         Un raggio di sole
·         Qualche lacrima
·         Polvere di stelle
·         Una tortiera della forma e dimensione preferite (lasciate spazio alla fantasia!)

Prendere la sicurezza, sminuzzarla in pezzi piccoli; unirla amalgamando al rischio, facendo attenzione a non formare grumi fino a  ottenere un  impasto omogeneo,  piuttosto solido, che va steso  con le mani a formare la base della torta. Porla nella  tortiera e   una volta stesa,  tamburellarla con le dita, quasi a farle il solletico, perché non si prenda troppo sul serio.
In una terrina mescolare l’ottimismo con la fiducia e lasciare riposare perché lievitino pazientemente in sinergia .
Sbucciare il calma-ndarino  e intingerlo nel miele di consapevolezza  per fargli  acquistare un sapore  unico .
Montare a neve l’entusiasmo ben spumoso ed invitante e unirlo mescolando alla spontaneità, toccasana naturale .
In un pentolino mettere l’amicizia a pezzettoni e sciogliere  a fuoco lento, scaldando con un raggio di sole,  aromatizzandola con il bicchierino di umorismo.
Riprendere la tortiera e sulla base di sicurezza e rischio spalmare uno strato abbondante di legame profondo con una persona speciale .
Unire il composto di fiducia e ottimismo con l’entusiasmo montato a neve e formare un ulteriore strato senza dimenticare qualche lacrima qua e là
Fare il terzo strato con il composto di amicizia condito di umorismo .
Decorare il tutto con la calma intinta nella consapevolezza e grattugiarvi sopra abbondante passione fondente 
Mettere in forno  alla  temperatura del susseguirsi delle stagioni per 100 anni .
Spolverare ogni tanto con polvere di stelle quanto basta per un effetto magico .

martedì 6 dicembre 2011

la giustizia riparatrice




La Giustizia riparatrice  vede il crimine non come un’offesa contro lo Stato, ma come un danno a persone e rapporti. Invece di punire i delinquenti, la giustizia implica la riparazione del danno causato dal crimine. La vittima e il reo possono partecipare attivamente al processo. La comunità può sostenere la vittima ed aiutare il reo ad adempiere agli accordi presi per la riparazione del danno.
Nel sistema convenzionale la vittima e il reo non sono in grado di raccontare l’accaduto a modo loro, e ancor meno di comunicare tra loro.
La nostra società si preoccupa di  determinare la colpevolezza o l'innocenza e di punire il colpevole , senza pensare alla riparazione di quelli che soffrono da parte di entrambe le famiglie ( quelle della vittima e quelle dei carnefici)

La giustizia riparatrice offre alla vittima e al reo la possibilità di discuterne e di decidere come risolverla, attraverso la mediazione vittima/reo, o un ampliamento della stessa conosciuta come “conferencing”, in cui le vittime e i rei sono invitati ad includere le proprie famiglie allargate.
 Infatti per giungere ad elaborare il lutto le vittime dovrebbero confrontarsi con i colpevoli.
Mi spiego con un esempio
Nel 2000 in Australia tre giovani ramati entrano in un fastfood per rapinare l'incasso. Un giovane che non si era reso conto di quanto stava accadendo si alza per prendere una coca cola e viene colpito a morte . Nonostante i tre ragazzi siano stati imprigionati, la madre del ragazzo è inconsolabile e lo stesso la fidanzata.
L'ispettore di polizia australiano organizza un incontro informale tra i ragazzi e la madre e la fidanzata del ragazzo.
I ragazzi si trovano di fronte alla sofferenza sconfinata della madre e della fidanzata ,comprendono tutte le conseguenze delle loro azioni e dicono “ Non c'è scusa alcuna per quello che abbiamo fatto. Non parleremo  della nostra infanzia sventurata come ha fatto il nostro avvocato poiché nulla al modo vi darà vostro figlio “.
Sei mesi dopo la madre e la fidanzata del ragazzo ucciso si erano riprese : vi è stata una riparazione simbolica attraverso parole vere.
Sebbene condannati al carcere, i ragazzi non avevano visto il danno causato e non erano fino ad allora pronti al cambiamento . Il video del film è accessibile sul sito di Real Justice.
Questa pratica è effettuata in Neozelanda, Canada, America e Svezia .
Oltre alla pena permette il controllo ovvero la definizione dei limiti e il sostegno incoraggiamento alla maturazione del colpevole.
Chi scrive è convinto che la responsabilità o la maturazione passi anche attraverso la visione concreta di quello che abbiamo fatto e che l'elaborazione di un lutto passi attraverso il confronto con il colpevole.
Come costellatrice mi è capitato di avere come cliente il nipote o la nipote di nonni pluridecorati al valore nella seconda guerra mondiale.
Il solo fatto di avere preso consapevolezza  dei morti fatti dal nonno in guerra e avere fatto pronunciare queste semplici parole al nipote “ Vi vedo, vedo il dolore delle vostre famiglie e vi ringrazio perchè la mia vita è dovuta alla vostra morte “ ha fatto rinascere il sorriso in quei nipoti e una nuova leggerezza...
Con amore
Evi

 

mercoledì 30 novembre 2011

Sarò sempre tuo padre



Finalmente anche la fiction si dedica a questo argomento , alla voglia di un padre separato che vuole continuare ad essere padre .
Niente di più normale in un paese normale.
Ma non in Italia , dove i figli ,oltre che “pezzi di core “, sono spesso strumenti di lucro, il tutto grazie ad una legislazione di fatto mai attuata per pigrizia di noi operatori del diritto ( giudici e avvocati) e per colpa di quella parte della politica che da femminista è diventata ipergarantista nei confronti delle donne.
Così è facile consigliare alla moglie di non trovarsi un lavoro, di rimanere disoccupata o di lavorare in nero, di farsi assegnare la casa coniugale dove il marito paga il mutuo  perché è un suo diritto purchè il minore abbia residenza  presso di lei.. E poi inventarsi abusi  o violenze  per non far vedere il minore al padre, il tutto corredato da denunce, perizie costruite …E magari i casi di abuso reale o effettiva violenza vengono posti in lista di attesa perché non adeguatamente corredati da documentazione costruita ad hoc. Accade questo in Italia…   
In molti di questi casi la madre ha problemi e difficoltà e non viene aiutata dal sistema ed in primis dal suo avvocato a responsabilizzarsi, a crescere , a trovarsi un lavoro , a capire che il minore è figlio anche di suo padre.
Essere donna in Italia nel 2011 è anche questo : decidere che noi donne  abbiamo diritto non a responsabilizzarci , non a crescere, non a lavorare, ma a fungere da parassiti del nostro odiato/amato marito a scapito dei minori!
Bel risultato !!!
Con l’entrata in vigore della legge sull’ affido condiviso la 54/2006 si sperava qualcosa cambiasse , ma di fatto poco è cambiato e il cambiamento è solo formale.Le ultime sentenze della Cassazione” parlano” di affido condiviso anche se il genitore è all’estero , l’art.709-ter cpc. Prevede delle sanzioni per il genitore che arreca pregiudizio al minore  od ostacoli il corretto svolgimento delle modalità di affidamento ,
Forse il cambiamento deve provenire da Noi donne, da Noi , che non ci raccontiamo la solita storia di essere state vittima di un  marito che ci ha tenuto a casa ad accudire i figli , ma non guardiamo e sondiamo la nostra incapacità di affrontare un lavoro…
Con amore e rispetto

Evi 

venerdì 25 novembre 2011

...oltre le gambe c'è di più



Non vi capita mai di chiedervi: "Cosa significa  essere donna oggi?” Anche se sembra una domanda banale in realtà non è così facile rispondere in modo univoco. 
Per rispondere alla domanda, aiutatevi, come ho fatto io,  facendo con la mente un breve viaggio nel tempo attraverso la storia dell'umanità, e ricordare gli anni del femminismo e delle lotte per l'uguaglianza e l'emancipazione della donna. Se oggi noi, donne occidentali, possiamo pensarci come madri ma anche mogli, figlie ma anche compagne, casalinghe ma anche manager, ...è merito di chi ci ha preceduto e  si è battuto per dare alla donna visibilità e dignità.  Ma che idea ha il mondo di noi donne dell'occidente? Per rispondere a questo secondo quesito mi sono aiutata cercando in internet qualche immagine femminile ricavata dalla pubblicità. E guardate che cosa ho trovato.....
Lascio a voi ogni commento, guardate ….




Peccato che il modello di donna che sempre più viene trasmesso dai media esuli dalle  conquiste fatte nei secoli e punti a mostrare un altro tipo di donna: magra, loquace, provocante,  bella, senza rughe, senza cellulite, opportunista, di facili modi. Il ventesimo secolo continua a mantenere questa visione maschilista della società, agevolato dallo spaventoso incremento delle donne-oggetto ovvero di tutte quelle donne disposte a vendere il proprio corpo, e non solo, per sfiorare per qualche periodo il palcoscenico della notorietà. Citiamo qualche esempio?  Veline, ragazze-immagine, concorrenti del grande fratello… Viene proposto un universo femminile che cerca spudoratamente di imitare le grandi dive di un tempo, grandi donne come Marilyn Monroe o Sofia Loren, senza accorgersi di non possederne le doti, né la grazia, né l’umiltà. Non si tratta tanto di fare la femminista ma quanto piuttosto di non dimenticare che i traguardi che  le donne hanno ottenuto nella storia sono stati altri ed è grazie a chi ci ha preceduto che oggi possiamo godere di  libertà e  indipendenza economica, giuridica, politica e sessuale.  E mentre guardo queste immagini ripenso ad un articolo letto qualche tempo fa relativo al rapporto annuale dell'Unicef in cui emergevano dati sconcertanti riguardanti milioni di donne che ancora oggi subiscono violenze carnali, che oltretutto non possono denunciare. L’età in cui queste donne sono sfruttate non ha limiti, tutte allo stesso modo, si può passare dalla morte delle piccole bambine, alla violenza fisica di donne adulte. Guardare anche a queste realtà è un modo per cercare di non dimenticare che il cammino da percorrere per dare dignità e valore all'essere donna non è finito. I traguardi che riusciremo a raggiungere oggi permetteranno alle bambine di oggi di essere donne migliori, domani.



Erika
ps. per tutte segnalo il sito http://www.ilcorpodelledonne.it/ inesauribile fonte di intense e acute riflessioni su questo tema, fondamentale per ognuna.

martedì 22 novembre 2011

Una carezza in un pugno


Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
Vogliamo dedicare i post di questa settimana al tema della violenza e delle tante forme nelle quale si può subdolamente declinare.
Comincio con questa riflessione sulla violenza fisica, nata sotto forma di parole a ruota libera sulla tastiera, un po' di tempo fa, proprio partendo dall'osservazione di questa vignetta dei Peanuts. 

Ci sono volte in cui qualcosa di solido, pesante e denso, si raggruma all'altezza dello stomaco, ci rende impossibile il pensiero, fa sentire solo il male, il dolore insopportabile di qualcosa che fa fatica a uscire dalla nebbia del cuore e trovare la strada della gola, per poter essere espresso, urlato, gettato fuori in qualche modo.
Ci sono volte in cui sembra che il corpo sia sciolto dalla mente, reagisca in modo autonomo e indipendente, una lucidità al contrario, dove i gesti sono più veloci dei pensieri.
Si tratta di un corto-circuito delle emozioni, innescato in maniera improvvisa da una frase,un gesto, una presenza,  oppure è la scintilla di una situazione strofinata, giorno dopo giorno, come un fiammifero umido sulla pietra... sembra che non si accenda, e quando meno te lo aspetti, rischi di infuocarti la mano.
Un'atmosfera delicata e rarefatta squarciata da sentimenti taglienti che provano a stare in equilibrio su un filo sospeso.
Il dolore è troppo grave per essere espresso nell'aria, attraverso la lingua che arrotola parole evanescenti...le mani sono strumenti più prossimi e veloci per arrivare a infrangere la superficialità di specchi di colui che ci rimanda un'immagine distorta, pericolosa, terribile, della nostra identità.
Mi hai ferito”: la usa chi colpisce e chi è colpito, grottesca condivisione quando il resto è impossibile da considerare.
Può capitare... è da evitare... senza parole... ho paura... se lo meritava... non succederà più... attenzione a quello che fai... sei un mostro... è stata colpa mia...  quante sono le letture possibili?
Non giustifico, non biasimo, non condanno.
Solamente osservo, lasciando una scia di interrogativi dietro i miei sguardi.
La violenza ha tante maschere, più o meno terrificanti, indossate per un momento o per tutta la vita,  ma, che si nasconda dietro all'immagine di topolino o quella del diavolo, deve farci comunque riflettere.
Dietro ogni gesto che esplode ci sono mille emozioni intricate, che sono impossibili da decifrare, in un tempo che permetta la frustrazione dell'atto.
È capitato a tutti di perdere il controllo.
Si, è vero, può succedere.
Non può succedere però come modalità di reazione ciclica a certi tipi di eventi o situazioni (anche se questi avvengono una volta ogni mille anni!) perché questo ci avverte che abbiamo un problema con quella realtà, persona o vissuto.
Non si può mettere la testa sotto la sabbia, perché sarebbe come lasciare fuoco sotto la cenere.
Il groviglio va sciolto con pazienza, con quelle stesse mani che veloci rispondono all'impulso, rieducandole così al cadenzato ritmo del cuore, all'armonioso respiro che permette l'attesa e può soffiar via le nebbie, consentendo ai pensieri di penetrare in quel denso dolore, scaldandolo, donando nuova vita ai sentimenti.
La nostra consapevolezza può così prendere per mano le emozioni, in un moto ascendente verso le labbra, rendendole trampolino di lancio di coraggiose parole trapeziste, che aspettano di essere prese saldamente da altre labbra, e restituite, in un dialogo che paziente costruisce relazione, mentre tutto intorno, si sta col fiato sospeso, fino agli applausi finali.

virginia

venerdì 18 novembre 2011

Riflessioni complicate su amanti, prostitute e transgender




Diceva della fatica di essere all'altezza delle aspettative.
"So che non è bello da sentire e non è facile da dirsi, ma una prostituta è molto rassicurante. È una presenza accogliente che non giudica. I transessuali sono donne all'ennesima potenza, esercitano una capacità di accudimento straordinaria. Mi sono avvicinato per questo a loro. È, tra i rapporti mercenari, la relazione più riposante. Mi scuso per quel che sto dicendo, ne avverto gli aspetti moralmente condannabili, ma è così. Un riposo. Avevo bisogno di suonare a quella porta, ogni tanto, e che quella porta si aprisse".
(tratto dall'intervista a Piero Marrazzo su Repubblica del 15/08/2011)
Eh si, ci sono voluti mesi prima che trovassi le parole per provare a descrivere ciò che questa intervista mi ha suscitato.
Stupore, in primo luogo, per il candore con cui Piero Marrazzo parla dei suoi bisogni di uomo, appagati in una dimensione che a tutto farebbe pensare tranne che di accudimento. Ma poi ho pensato alle “Fate Ignoranti” (il film di F. Ozpetek), all'umanità di quei personaggi, all'amore e all'intensità che trasmettono e a quanto è facile cadere nel giudizio e nei luoghi comuni. Penso ad Agrado, il suo profondo monologo nel film di Almodovar (Tutto su mia madre) che tratta, oltre al tema della autenticità,  proprio della necessità in quel contesto di rendere la vita gradevole agli altri... 
Sicuramente si tratta di un mondo a parte, difficile, fatto di personalità complesse, complicate e complicanti, ma, moralità a parte, c'è una frase dell'intervista che mi ha colpita più di altre: “è tra i rapporti mercenari la relazione più riposante”.
Al di là del contesto in cui è espressa, rispecchia ciò che spesso mi è capitato di ascoltare da molti uomini, ovvero il timore di venire continuamente messi sotto giudizio per un'azione, un gesto troppo azzardato o uno rimasto sospeso, per quello che dicono, per come lo dicono, per quello che non hanno il coraggio di dire, per le rivendicazioni sempre pronte a balzar fuori al momento giusto (il peggiore, di solito); 
sembra che la relazione a due sia un campo di battaglia o comunque una guerra fredda, dove ogni mossa va ben calcolata, dove gli equilibri sono precari e basta poco per far saltare mine disseminate qua e là nel quotidiano.
Riposante... riposante significa semplicemente un luogo dove poter sostare, dove trovare una tregua, dove poter abbassare le armi, riprendere le forze e concedersi il lusso soltanto di “essere”: è così difficile trovarlo nel rapporto di coppia, invece che cercarlo nei rapporti mercenari o anche nelle relazioni extraconiugali?
Adesso penso a quelle donne che mi hanno raccontato le loro storie di ferite e tradimenti e alle loro domande singhiozzate, fra lacrime e fazzoletti: perché all'altra è stata concessa una modalità di relazione diversa? Perché con lei non si parla di problemi ma si riesce a vivere il presente, godendo a pieno ogni minuto? Perché lui non ha provato a chiedere il mio aiuto piuttosto che buttarsi a capofitto in un rapporto altrove? Cos'ha lei che io non ho?” …
Il nostro punto di vista cambia in base al personaggio col quale ci identifichiamo, ricordandoci che nel gioco delle parti può accadere che il traditore sia lei e il tradito lui, e in ogni caso ci sono sempre molti aspetti da valutare, difficile esprimersi, anche perché non sono qui a scrivere per accusare né prendere le difese di nessuno.
Oggi mie care non riesco a chiudere in maniera certa e definitiva...rimango ancora qui col mio stupore, con mille interrogativi, curiosità, con riflessioni e pensieri sulla dignità, la verità e le bugie, la vergogna, la rabbia, il rancore, il perdono, il cambiamento e la possibilità di trasformazione... e quella parola: “riposante”, da approfondire e coltivare.

buon week end
virginia

martedì 15 novembre 2011

L'incanto in un dettaglio



Lo scorso venerdì, uno come tanti, alla solita ora, sono arrivata in cima alla rampa di scale che porta all'ingresso del mio studio, infilo la chiave nella toppa della serratura e, mi viene da voltarmi, di sbieco, di poco rispetto alla porta... i miei occhi notano un particolare che in tanto tempo non avevano mai notato: il portoncino, un po' incassato rispetto al filo del muro, è circondato da una cornice di pietra, un po' a rilievo, che delimita e contiene lo spazio di entrata.
Impossibile mi dico, sto perdendo colpi!
Io che sono “famosa” per la mia memoria fotografica, che mi accorgo di qualsiasi millimetrico spostamento di oggetti in una stanza... come ho potuto non accorgermi di un dettaglio così evidente?
Sono rimasta qualche minuto in contemplazione: non si tratta di niente di raro o prezioso, è una pietra semplice, una linea pulita che però da un che di curatezza e finitezza.
Vi starete chiedendo perché vi sto raccontando tutto questo.
Perché questo minimo particolare di una giornata come tante mi ha aperto a una riflessione.
L'importanza di scoprire dettagli, caratteristiche e cose nuove nelle cose che ci circondano, ma soprattutto nelle persone.
Nel tran tran quotidiano, ci limitiamo per mancanza di tempo o anche di occasioni a volte, a fermarsi a quella “facciata” degli altri che conosciamo, che fa parte della nostra routine relazionale, dell'abitudine a osservare una cosa o una persona da un solo punto di vista.
È un po' l'effetto che mi fanno gli impiegati delle poste, o delle banche, i commessi in divisa della gastronomia dei supermercati, quando li trovo in giro per il paese e faccio fatica sulle prime a riconoscerli nella loro immagine globale: i primi non hanno solo un mezzobusto e gli altri non sono solo quella divisa!! :-)
L'osservare in maniera consapevole ha effetti rivoluzionari soprattutto in quelle persone che per tipologia sono più portati ad usare altri canali di conoscenza del mondo (penso agli uditivi e i cenestesici, ovvero chi usa l'olfatto, il tatto, il gusto), perché la loro attenzione è più colpita da altri aspetti della realtà.
Mi ricordo con tenerezza quando, intorno ai sei anni, ho iniziato a leggere e mi sono trovata a chiedere a mia mamma: ma uno poi come fa se va in giro per strada e non vuole leggere a decidere di non farlo? I miei occhi di bambina erano già così stimolati da quello che osservavano che vivevo come una piccola “condanna” il dover decifrare ulteriori messaggi dei cartelloni pubblicitari, avvisi, insegne dei negozi...! Ho scoperto col tempo che ci sono persone che riescono a non leggere, ma semplicemente perché la loro attenzione non è attratta da quel tipo di stimolo.
Qualsiasi sia il tipo cui appartenete, vi invito a provare a cogliere nuovi particolari nella realtà che vi circonda, nelle persone che vi sono vicine, in quelle che incontrate per strada, nell'accostamento di un colore con un altro, nell'abbraccio in tram di una mamma col suo piccino, una pettinatura, un modo di tenere la sigaretta fra le mani, un riflesso della luce sul vetro che taglia il pulviscolo dandogli visibilità, il tempo che passa sulle mani di un anziano, l'andatura ondeggiante di un ragazzo di colore, l'unghia sbrecciata della vostra vicina di scrivania, l'impazienza sulla faccia delle persone in fila al semaforo...
Tutto ciò non cambierà la crisi economica, i problemi al lavoro, il litigio in famiglia... ma può essere un momento di sospensione da tutto questo, stupore, incanto o semplice gioia...il mondo è pieno di piccoli tesori da scoprire, proprio come il mio portoncino d'ingresso, che da venerdi ha un senso diverso per me. Trovate anche voi quel dettaglio che fa la differenza, che vi fa dire ohh.. e guardare ancora una volta al mondo con gli occhi di un bambino. 
Ricordiamoci sempre, come vi dicevo mesi fa, delle parole di  Marcel Proust L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell'avere nuovi occhi”.  

buona settimana,
virginia