lunedì 28 febbraio 2011

Vivere la coppia: il ringraziamento

Chagall - Birthday (1915)


Esiste un'isola nei pressi delle Hawai dove non ci sono separazioni tra le coppie.
I ricercatori hanno cercato di studiare il fenomeno e con grande sconcerto hanno scoperto che queste coppie si ringraziavano a vicenda ogni giorno per ogni cosa che un componente della coppia faceva per l'altro. Ad esempio il marito ringrazia la moglie al mattino per avergli fatto il caffè, la moglie ringrazia il marito che al mattino si sveglia presto e va al lavoro, grazie al suo lavoro le permette di stare a casa con i figli, o perchè porta fuori la spazzatura. E ciò ogni giorno. Sono stati calcolati circa cinque grazie al giorno, che un componente della coppia riceve all'altro.
Ho quindi sperimentato il metodo personalmente e nella sua semplicità ...funziona.
Spesso vediamo solo che il nostro uomo dimentica alzata la tavoletta del water, lascia i calzini sporchi in giro per casa , entra con le scarpe infangate nell'ingresso con il pavimento appena pulito, passa la domenica pomeriggio davanti alla TV a vedersi le partite.
Ma ci dimentichiamo di tutta una serie di azioni che il nostro uomo fa per noi, come portare fuori la spazzatura, mangiare con noi, dormirci accanto, condividere la nostra vita nel qui ed ora.
La mente critica prende il sopravvento sulla mente amica e ...voilà ...vediamo solo una metà della mela .
Risultato : frecciatine, frasi non dette , mugugni, in una parola ...mal-essere.
Il nostro ego si rafforza, ci sentiamo superiori a quel vile omino incapace perfino di abbassare una tazza del water e allora chiamamo l'amica e condividiamo con una come noi, una superiore, tutte le sfighe del nostro compagno. L'amica di turno chiaramente infarcirà la nostra telefonata con le sfighe del suo uomo e alla fine della telefonata il nostro ego ne uscirà soddisfatto...gli uomini sono tutti uguali....
Ma se stiamo attente scopriamo un leggero fastidio, leggiamo dentro di noi un mal-essere, forse qualcosa che ha a che fare con il nostro essere e non con l'ego che non funziona....
E se solo lo guardissimo quel mal-essere sarebbe una spia.
Una spia che ci dice che il nostro uomo è perfetto così come è, e che anche noi siamo perfette così come siamo e che insieme siamo una coppia . Inoltre quale qualità del mio uomo, quella tazza del water alzata non mi permette di vedere ?
Andiamo al di là delle stupide chiacchere tra amiche che si lamentano degli uomini e con curiosità e intelligenza cerchiamo di capire il nostro uomo, che è sì diverso da noi , ma è un universo meraviglioso.
Impariamo a vedere veramente il nostro uomo ed ad apprezzarlo così come è , ossia capace di lasciare la tazza del water alzata ma anche in grado di di fare un milione di altre cose ..
Dalla divisione all'unione, dal O ..O ,all'E .. E, dall'ego all'essere....
Evi

venerdì 25 febbraio 2011

Un libro appassionante per il week end


Bon bon n. 4 – un libro appassionante per il week end

Nuovo obiettivo per questo fine settimana che vi auguro sia pieno di sole e iniziative!
"Ogni giorno porta i suoi doni", dice la foto che ho “rubato” nella pasticceria americana di Firenze, dove i decorati cup cakes ti invitano ad abbandonarti a sensazioni che appagano gli occhi, circondata da muffins, brownies e cookies, zuccherosi abbracci di sapori, dove respiri la passione della proprietaria per il suo lavoro, la scommessa di credere in un sogno, in un paese straniero, e l'essere riuscita a realizzarlo, accanto alla saggezza di una semplice targhetta che ti ricorda la bellezza del mondo...e come al solito sono partita con associazioni libere di pensieri  che su due piedi non so mai dove mi porteranno.
Occhi.. dolci..emozioni..sogni..progetti..doni della vita..insegnamenti..significati...
ed ecco che improvvisa mi è venuta un'idea!
Poter imparare qualcosa in due giorni, appassionandosi a una storia e incontrando personaggi affascinanti che ci regalino un'iniezione di fiducia e ottimismo.  
Subito ho pensato a un libro di racconti, più semplice da snocciolare nel tempo di un fine settimana.
Poi ho pensato ai personaggi: ovviamente le donne, le migliori protagoniste di storie intime e portatrici di riflessione.
Uno sguardo di insieme ai bianchi scaffali delle mie librerie, depositari di tesori di carta e parole, e l'attenzione è volata su quello a sinistra, che accoglie le autrici spagnole... trovato!
Modelli di donna” di Almudena Grandes (Guanda, 1997).


Mi piace la Grandes, porta tra le righe un grande trasporto viscerale, pasionaria e visionaria, in contatto profondo con le sue ferite, racconta personaggi così umani e veri, perché capace di narrare temi forti e scottanti senza paura di sembrare folle. L'ho conosciuta attraverso questo libro, per poi ripercorrere a ritroso il suo esordio erotico e scioccante, nelle Età di Lulù (Guanda, 1989).
In Modelli di donna, ci sono “sette racconti, sette donne condannate dal mondo alla sconfitta – donne grasse, insicure, deboli o senza un soldo – che un bel giorno, stanche di obbedire, decidono di riappropriarsi della loro esistenza, di lottare con passione per sentirsi vive, belle, desiderate, e per volersi bene, per difendere il loro diritto alla felicità. Sette diversi modelli di donna pronti ad affrontare coraggiosamente un mondo ostile pur di piegare il destino a loro piacimento e conquistare uno sguardo innamorato.” (dal risvolto di copertina)
Stringono il cuore le parole dell'autrice stessa, la quale racconta i suoi primi tentativi di bambina non amata, che scriveva racconti durante i novanta minuti in cui era costretta al silenzio, perché gli uomini di casa guardavano la partita:  gettava sulla carta la proiezione dei suoi desideri, in versioni simili ma ogni volta più precise e da allora non si è mai fermata. Dice con questo libro, di saldare il debito con la se stessa bambina “malata di identità che ormai non è più sola mentre si applica affannosamente su una grande tavola da pranzo, senza avere nemmeno il sospetto che non finirà mai di fare i conti con il mondo”.
Dedico questo post a tutti i nostri progetti e sogni nel cassetto e alla libertà di realizzarli.

Buona lettura!
virginia
ps. per chi volesse leggere le puntate precedenti della rubrica, le trova qui

giovedì 24 febbraio 2011

Una, nessuna, centomila: quante donne sei?



Susanna si trova da sola dopo tanto tempo, tutte quelle che credeva certezze sono svanite come la nebbia del mattino in pianura, quando finalmente si alza il sole. Ma per Susanna non c'è un sole che riscalda e illumina: lei vede solo il buio.
Alla fine nonostante tutti i suoi sforzi ha fatto la fine di sua madre.
Caterina ha scoperto di poter osare. Non è più quel pulcino impaurito che tutti guardavano dall'alto in basso e si infuocava le guance per un solo sguardo obliquo di un uomo. Grazie a Giulio si sente la donna più bella e cammina sicura, sfidando gli occhi che si posano su di lei.
Paola è in crisi. Ci sono giorni in cui vorrebbe fuggire via lontano, si sente come quando a quindici anni sognava il momento in cui sarebbe stata libera di abbandonare quella casa piena di spazi ma opprimente nell'anima, ma subito dopo si pente, indugia su doveri e sensi di colpa, si dice che infondo quello è il suo posto, che non è giusto che lei abbia desideri così audaci. Paola ha quasi cinquant'anni, due figli, un marito, ma vorrebbe tutta la vita davanti per poter ricominciare.
Elisa vuole di più. Non è più disposta a scendere a compromessi con quell'uomo che ogni giorno è costretta ad ascoltare, perché la gerarchia le dice che deve farlo. Sa di valere ben oltre quella misera qualifica che le è stata assegnata, perché si sa, se non sei un uomo o non conosci molto bene qualcuno, è ovvio che devi partire dal basso... e dimostrare di saper fare tanto quanto quelli che sono in alto, per poter avere il privilegio di restare. Elisa da domani prenderà un'altra strada.**

Potrei andare avanti così per ore a raccontare stralci di storie dove ciascuna può trovare un pezzetto di sé, perché in qualche momento della nostra vita siamo state Susanna, Caterina, Paola, Elisa... ci portiamo dentro una e centomila donne, oppure nessuna?
Per alcune di noi, nelle crisi, il senso di sé viene meno, ci si sente niente o si preferirebbe essere tale, sparire, per altre sarebbe bello poter invece, come Cenerentola, magicamente diventare qualcos'altro o qualcun'altro.
Ci sono poi tragici frammenti di lucidità in cui il senso di smarrimento è tale che non ci si riconosce più... dov'è finita quell'immagine monolitica di sé, quall'identità sicura che ci ha permesso di affrontare indenni tutte le battaglie e le tempeste?
Che dire poi delle risorse improvvise, dell'emergere di parti di sé che mai ci saremmo immaginate di possedere, di padroneggiare e poter incarnare come se fosse la cosa più semplice di questo mondo?
E allora, ci sono domande che ci assalgono, impellenti: Io chi sono? E soprattutto, quale di queste rappresentazioni di me sono? E quali altre potrò essere?

In psicosintesi si dice che l'essere umano ha un animo molteplice, popolato da quelle che Assagioli chiama subpersonalità. Noi ci percepiamo erroneamente “tutti d'un pezzo” mentre in realtà nella nostra psiche vi sono una pluralità di elementi caotici, anche in contraddizione fra loro, i quali provengono dal nostro passato, dall'interazione con le figure significative, dagli elementi dell'ambiente nel quale abbiamo vissuto e condiviso esperienze, ma anche da elementi della nostra identità, unica e irripetibile.
Queste energie si organizzano in diversi “io” ovvero le subpersonalità. Esse possono coincidere con ruoli o funzioni esercitati nel nostro quotidiano (la madre, la figlia, la moglie oppure l'impiegata, l'insegnante ecc..), altre invece ci possono essere del tutto ignote (perché sepolte nell'inconscio), anche se agiscono comunque a nostra insaputa, perché l'energia che dà loro vita esige espressione, anche contro la nostra volontà (es. la brava bambina, la ribelle, l'insicura, la pecora nera, l'indispensabile...)
Sono queste che possono spesso metterci i bastoni fra le ruote, far sì che all'improvviso i loro bisogni, magari repressi per troppo tempo, appaiano come un fulmine a ciel sereno a rompere la quiete apparente. Questo può essere successo a Paola, se la vediamo come una donna che ha sempre anteposto i desideri degli altri ai propri, che ha fatto scelte perché guidata da chi diceva di saperne più di lei, una donna che non si è ascoltata, finché, un bel giorno l'incantesimo si è rotto e la sua parte più “vera” ha deciso di uscire allo scoperto, mandando in fumo il suo quieto vivere (che però nascondeva fuoco sotto la cenere) e rendendola, almeno all'inizio, smarrita.
Questo può succedere sia in negativo che in positivo: prendiamo ad esempio la storia di Caterina. Gli eventi e le persone significative della sua vita l'avevano portata a sentirsi inadeguata, insicura, poco femminile. L'incontro con Giulio le ha insegnato che lei è anche altro, lui sa coltivare in lei il raro seme della stima di sé, nutre la sua parte (che era negata e nascosta, ma c'era!) cui piace volersi bene, che osa esprimersi in aspetti nuovi, che gioca col suo uomo a fare la seduttrice e questo poi traspare anche nel quotidiano. Non ha più paura, si rivela al mondo con un'altra energia.
Il punto fondamentale è quindi il riconoscimento di essersi identificate solo con una parte, di aver agito con quella a scapito di tutte le altre. Dobbiamo avere uno sguardo inclusivo che accoglie tutte le possibilità di cui siamo fatte e riuscire a dirigere la nostra attenzione sulle varie parti, a seconda dei momenti, dei luoghi, delle persone. Diventare padrone della propria molteplice identità, utilizzandola come risorsa.
Mi rendo conto con maggior chiarezza come la vita di ciascuno sia un mosaico di pezzi e come per capire una persona, occorra considerare come un pezzo sia compresso e l'altro incavato e un terzo si espanda, e nessuno sia realmente isolato” (Virginia Woolf)
Ognuna di noi è un universo: la nostra molteplicità può apparire caotica all'inizio, quando per la prima volta vi poniamo attenzione, ma poi possiamo scoprire che in realtà rappresenta un'immensa ricchezza, perché ci permette di rinnovarsi e trasformare ciò che non ci appaga, comprendere meglio noi stesse e vivere meglio con chi ci sta vicino.
E tu, quali e quante donne sei? E che donna vuoi diventare?
Ti auguro una meravigliosa avventura di scoperta dei tuoi tesori.
virginia


** i nomi e le storie narrate sono puro frutto di fantasia

mercoledì 23 febbraio 2011

Cellulite e Consapevolezze



Passano i minuti, le ore, i giorni...a volte ti rendi conto che come un soffio passano anche gli anni, e ti sembra ieri quella foto dove sei in braccio ai tuoi genitori, che orgogliosi ti mostrano al mondo nel giorno del tuo primo compleanno... e ancora minuti, ore, giorni anni e sei nel momento del primo scontro in famiglia per strappare mezzore sul rientro serale, e il primo bacio col cuore in gola e il respiro sospeso, e la prima ferita del cuore che brucia e ti sembra non potrà mai guarire, e di nuovo minuti, ore, giorni... il primo rapporto importante, quello che pensavi sarebbe stato per sempre, la delusione di quell'amica che mai avresti detto, il male che tu hai fatto a qualcuno, i trionfi e le sconfitte della vita, la gioia per qualcosa di inatteso... e sei di nuovo qui, un salto di tempo, col sorriso, a ripensare alla te stessa che c'era in quella ragazzina che si sentiva già una donna... giorni, mesi anni... e pensi ai sogni e ai progetti per il futuro che sembrava così lontano, e adesso che è arrivato, porta con sé domande, bilanci e non sempre risposte, o non quelle che ti aspettavi, oppure tutto migliore di come avresti sperato...
Le nostre vite sono misteri.
Si dipanano lungo la linea del tempo che ci vede più alte, più decise, più dure, più buone, addolorate, più felici, disperate, arrese, più speranzose, deluse, fragili, soddisfatte, fortissime, più sicure, diverse... impossibile racchiudere la nostra storia in piccoli aggettivi che riescono a malapena a raccontare un presente che corre, e anche i ricordi scappano via, fra le maglie della rete della memoria quando meno te lo aspetti, obbligandoti a sospendere il giudizio che ci ha portato a dire “ormai è passato”.
Questo è crescere: fino ad un certo punto siamo certe di farlo perché aumentiamo in centimetri, poi usiamo i tacchi, simbolo di nuovi traguardi, di nuovo aumentiamo in chili, perché diventiamo mamme o perché ci siamo stufate di stare sempre a dieta, e ancora ampliamo le esperienze, le avventure e infine semplicemente ci guardiamo indietro e osserviamo.
Ho sentito distrattamente in radio la nuova canzone di Noemi e mi ha colpito il verso che recita

Sono diventata grande senza neanche accorgermene
e ora sono qui che guardo,
che mi guardo crescere
la mia cellulite e le mie nuove consapevolezze

poi l'ho cercata, e ascoltata con attenzione: secondo me racconta dei nostri sguardi sulle nostre vite.
Nostalgici fra una commissione e l'altra, teneri a volte, quando apprezziamo noi stesse, impietosi spesso verso i nostri errori, coraggiosi nel guardare avanti, taglienti nel descrivere la realtà, invidiosi di ciò che non potrà più essere.
Ho cercato il video e ci ho trovato di nuovo sguardi, fra due donne, una matura e l'altra più giovane e – non so se è perché adattato per un film di cui vi ho già parlato (Femmine contro Maschi) – ma è giocato molto sul tema del tempo che passa e della bellezza che sfiorisce (nonostante Carla Signoris sia una donna stupenda!) e l'acquisizione di altre certezze e consapevolezze che sembrano renderti più forte, più disincantata, non più disposta a compromessi... però il video termina con l'apparente “rivincita” della matura che “elimina” in un solo gesto i cattivi pensieri insieme alle bellissime e statuarie ragazze in una piscina gettandovi un phon!

E ancora torna la sfida... femmine contro maschi, giovani contro vecchie??
Io spero invece che la cellulite che si accumula sotto la mia pelle possa servire a portare nuovi messaggi a tutte le giovani donne in cammino dietro di me, immagino un altro finale, dove la donna che si guarda indietro, includa e comprenda nel suo sguardo anche le storie di tutte coloro che avranno voglia di condividere con lei le sue avventure, lei compresa, per non sentire di aver vissuto buttando via il tempo nonostante gli errori e le delusioni, per portare con sé e dentro di sé tutte le sfumature di donna che è stata e che hanno contribuito a farne quella che è oggi.
Perché nella vita non solo si cresce, ma si impara e si insegna.
Oggi voglio dire grazie a tutte le donne che mi hanno insegnato qualcosa, che mi hanno vista dentro, oltre i tacchi e l'ostentata giovinezza e perché nonostante le consapevolezze, non si sono sentite un vuoto a perdere, e questo lo hanno insegnato anche a me.
virginia

martedì 22 febbraio 2011

Le leggi che tutelano le donne


Care amiche ,
esistono ben 3 articoli del codice penale che tutelano la donna a 360 °.
Sono il reato di maltrattamenti in famiglia, il reato di minaccia, e lo stalking o atti persecutori.
Di seguito ve li elenco:

Art. 572 – Maltrattamenti in famiglia o verso i fanciulli
Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorita', o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte, e' punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a otto anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a venti anni.
Art. 612 - Minaccia
Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno e' punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a lire centomila. Se la minaccia e' grave, o e' fatta in uno dei modi indicati nell'articolo 339, la pena e' della reclusione fino a un anno e si procede d'ufficio. Le pena è aumentate se la violenza o la minaccia e' commessa con armi, o da persona travisata, o da piu' persone riunite, o con scritto anonimo, o in modo simbolico (esempio. frase non sai chi sono io?), o valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte.
Se la violenza o la minaccia e' commessa da piu' di cinque persone riunite, mediante uso di armi anche soltanto da parte di una di esse, ovvero da piu' di dieci persone, pur senza uso di armi, la pena e', nei casi preveduti dalla prima parte dell'articolo 336 e dagli articoli 337 e 338, della reclusione da tre a quindici anni, e, nel caso preveduto dal capoverso dell'articolo 336, della reclusione da due a otto anni.
Le disposizioni di cui al secondo comma si applicano anche, salvo che il fatto costituisca più grave reato, nel caso in cui la violenza o la minaccia sia commessa mediante il lancio o l'utilizzo di corpi contundenti o altri oggetti atti ad offendere, compresi gli artifici pirotecnici, in modo da creare pericolo alle persone.
Art. 612 bis - Atti Persecutori o Stalking
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, e’ punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.
La pena e’ aumentata se il fatto e’ commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.
La pena e’ aumentata fino alla metà se il fatto e’ commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.
Il delitto e’ punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela e’ di sei mesi. Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto e’ commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonche’ quando il fatto e’ connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.
Perché sussista la fattispecie delittuosa degli atti persecutori o Stalking introdotta dal d.l. 23 febbraio 2009, n. 11, sono necessari ben 3 elementi
1) la condotta “tipica” del reo; 2) la reiterazione di tale condotta; 3) l'insorgere di un particolare stato d'animo nella vittima.
1)La condotta illecita in esame è ascrivibile in genere nelle classiche ipotesi delittuose di minacce e molestie, peraltro già previste e sanzionate autonomamente dal Legislatore. Sussiste la minaccia nel caso in cui il reo prospetti alla vittima un male futuro, in modo tale da turbare in modo grave la tranquillità della vittima stessa. La molestia, invece, si ravvisa nel caso in cui venga alterata in modo fastidioso o importuno l'equilibrio psichico di una persona media.

2) Detta condotta deve essere reiterata, seriale nel senso che i sopra descritti atti devono succedersi nel tempo. La continuazione e reiterazione in un certo lasso di tempo è elemento costitutivo. Pertanto i suddetti singoli atti, se posti in essere in un unica occasione, non integrano la fattispecie delittuosa ex art 612 bis c.p. ma quelle più “tradizionali” del tipo “minaccia” o “molestia”, magari continuate se dette condotte vengano posti in essere più di una singola volta. Un esempio di questi comportamenti può essere telefonate, sms, e-mail, “visite a sorpresa” , l’invio di fiori o regali, comportamenti ossessivi per attenzioni non richieste appostamenti fuori dal luogo di lavoro o sotto casa , danneggiamenti intenzionali a cose di tua proprietà (la macchina, la cassetta della posta, la porta di casa ecc.),minacce a persone vicine o legate da un legame affettivo
3) Infine, tali azioni illecite devono cagionare alla vittima “un grave disagio psichico ovvero da determinare un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare in maniera rilevante il suo modo di vivere”. Con l'evento del grave disagio psichico, vista la indeterminatezza della figura, si deve intendere solo ed esclusivamente a forme patologiche contraddistinte dallo stress, di tipo clinicamente definito grave e perdurante. Quanto al secondo degli eventi conseguenti alla condotta illecita, ovvero il timore per la sicurezza personale o propria, tale ipotesi ricorre ogniqualvolta la vittima, a causa dei comportamenti del reo, abbia “timore” per la propria sicurezza. Tale stato d'animo deve essere valutato in concreto, in base a tutti gli elementi che caratterizzano la vicenda, e deve essere tale se riferito ex ante con riguardo alla valutazione di una persona media. Infine, l'ultimo degli eventi sopra riportati riguarda il caso in cui, a seguito delle condotte persecutorie, il soggetto leso sia costretto, contro la sua volontà e non potendo fare altrimenti, a modificare rilevanti e gratificanti abitudini di vita.

Procedibilità entro sei mesi
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d’ufficio, come detto, se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di persona diversamente abile nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

La diffida al molestatore
La persona che si ritiene offesa da condotta che può presentare gli elementi del reato di cui all'articolo 612-bis, sino a quando non presenta formale querela, può avanzare
richiesta di ammonimento nei confronti del molestatore. La richiesta è trasmessa senza ritardo al questore che, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, se ritiene fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Se il soggetto ammonito continua a molestare la sua vittima, si procede d’ufficio contro di lui e la pena è aggravata di almeno un terzo. può presentare all'autorità competente richiesta di diffida all'autore della stessa.
Quando sussistono specifici elementi che fanno ritenere fondato il pericolo di reiterazione del reato di cui all'articolo 612-bis, l'autorità di pubblica sicurezza, su autorizzazione del pubblico ministero che procede, diffida formalmente l'indagato dal compiere ulteriori atti persecutori.
La diffida è notificata all'indagato con le forme di cui agli articoli da 148 a 171 del codice di procedura penale.

 Il reato di cui all’art. 612-bis è diverso da quello dei maltrattamenti in famiglia da un lato perché lo stalking si manifesta prevalentemente al di fuori dei rapporti di convivenza, dall’altro perché il reato non si concretizza in un maltrattamento fisico della vittima ma esclusivamente psicologico.

Evi

lunedì 21 febbraio 2011

Stalking: quando le attenzioni diventano persecuzione


E' complicato parlare di stalking, riducendolo ad appostamenti e inseguimenti, perché la “sindrome del molestatore assillante” si può esprimere in condotte ossessive che vanno dalla semplice offerta di attenzioni e intenti pseudo-affettivi fino a sfociare in vere e proprie minacce, violenze fisiche o psicologiche.
Ancora più labile diventa il confine quando si varca il mondo virtuale...dove tutte le informazioni sulla vita privata, gli spostamenti, le passioni, persino i pensieri e le emozioni sono condivisi su quel diario (non più segreto come quelli di un tempo) che oggi si chiama facebook, perché lo stalking parte proprio dalla ricerca spasmodica di quante più notizie possibili sul mondo dell'altro.
È vero, anche lì possiamo avere un piccolo lucchetto di sicurezza come quelli che sigillavano i segreti su carta, perché è possibile spuntare con un solo click qualche quadretto nascosto fra le opzioni privacy e magicamente tutto ciò che ci riguarda sarà accessibile solo a un limitato pubblico di amici, o amici di amici, al massimo...ma quando a questo insieme di persone si attribuisce un numero (100, 200, 300?) forse non siamo più così al sicuro, visto che le statistiche dicono che la maggior parte degli stalker sono persone non poi così sconosciute (molte volte addirittura ex fidanzati/e)?
Non è mia intenzione creare allarmismi infondati, ma questa è la settimana nazionale di prevenzione dello stalking (per maggiori info http://www.stalking.it/ ) e credo che sia opportuna una piccola riflessione in proposito, per sapere, conoscere, poter agire.

Il comportamento molestatorio si manifesta attraverso tentativi di comunicare alla “vittima” i propri pensieri, emozioni (di amore ma anche odio o vendetta), bisogni ma anche impulsi e desideri, in qualsiasi modo possibile (dalla lettera, alle mail o sms, fino ad atti vandalici su muri ed oggetti personali, quali la macchina o il motorino) .
Oltre a questo, il climax di comportamenti eccessivi, può arrivare a vere e proprie condotte di appostamento, tentativi di contatto e confronto diretto, in giro per strada, al lavoro o a casa. Il tutto avviene in maniera ripetuta, continua e senza tregua.
Questo ovviamente crea un vissuto di angoscia e senso di impotenza nella persona che si trova a subire tutto ciò, ma non sempre viene riconosciuto in tutta la sua gravità, proprio perché spesso, chi lo pone in atto, ha avuto un'importanza affettiva e non si può credere che arrivi a tanto.
Quando si tratta poi della conseguenza della fine di un rapporto (i fatti di cronaca in questo ne confermano la frequenza), la vittima si trova pure a fare i conti con i sensi di colpa legati alla propria decisione di terminare la storia d'amore, cercando quindi di tollerare e dare possibilità all'altro di sfogare la sua rabbia, pensando di aiutarlo, nonostante i dubbi e la paura per la propria incolumità.
Studi recenti hanno tentato di classificare diverse tipologie di stalker, sulla base della letteratura criminologica, sottolineando che non è possibile creare un profilo omogeneo, dato che si intrecciano tratti di personalità non sempre psicopatologici, con caratteristiche che mutano da caso a caso e da persona a persona.
Volendo però generalizzare, si hanno cinque ipotetici profili, distinti in base alle motivazioni che sottendono i comportamenti:
  1. il “risentito” è colui che agisce sulla scia della vendetta per un ipotetico rifiuto o torto subito. Ha scarso contatto con la realtà che tende a interpretare secondo i suoi criteri, alla ricerca di conferme di ciò che ritiene valido.
  2. Il “bisognoso d'affetto” è colui che proietta sulla vittima tutta una serie di caratteristiche (non sempre presenti in realtà) che la avvicinano alla sua idea di partner o amante ideale, al quale è richiesta attenzione, affetto e vicinanza fisica. Il rifiuto dell'altro viene negato, interpretandolo come un blocco od ostacolo, da aiutare a rimuovere per coronare il sogno d'amore. Il suo comportamento può assumere anche espressa richiesta di erotismo.
  3. Il “corteggiatore incompetente” è colui che riversa sull'altro dei comportamenti d'approccio insistenti e goffi, dovuti alla sua incapacità di entrare in relazione ed esprimere i suoi vissuti in maniera corretta. Reagisce al rifiuto in maniera violenta e offensiva, ma spesso finisce per cambiare oggetto del desiderio, senza perpetrare le sue avances a lungo nel tempo.
  4. Il “respinto” è di solito un ex o una persona vicina che viene respinta e vuol mirare a stabilire di nuovo una relazione o vendicarsi dell'abbandono. Entrambe le soluzioni, infatti, vengono considerate inconsciamente come mantenimento del legame, preferibili alla perdita assoluta dell'altro, che, per problemi relativi alla storia personale, verrebbe interpretata come un vero e proprio annientamento di sé.
  5. Il “predatore” assume i connotati di atteggiamenti parafilici, dove l'elemento di paura dell'altro diventa motivo di eccitazione per i fini sessuali cui questo comportamento tende (possono essere pedofili o feticisti).
Cosa si può fare?
Non tacere, non isolarsi, per paura o vergogna o addirittura per tutelare l'altro in virtù di ciò che c'è stato. Riuscire a parlarne, chiedere aiuto, se necessario anche alle forze dell'ordine per capire se ci possono essere gli estremi per agire, subito.
virginia

venerdì 18 febbraio 2011

Week end di benessere in coppia


Visto che questa era la settimana iniziata con un lunedi dedicato all'amore, non poteva terminare che con un bon bon di benessere da dividersi con la persona amata.
E nel caso in cui non abbiate (ancora!) questo prezioso tesoro, non preoccupatevi, le proposte possono essere in alcuni casi declinate anche al singolare, oppure utilizzate più avanti.
(Come al solito, se siete nuove lettrici, trovate le puntate precedenti qui e qui)

Bon bon n.3 – Coccole per due

Partiamo da pochi ma fondamentali punti:
  1. Non decidete di fare nessuna cosa se non ne avete voglia
  2. Create una atmosfera di complicità, come se fosse un gioco
  3. Preparatevi alle sorprese...
E' ovvio che dobbiate condividere questo piccolo “pazzo” progetto col vostro partner, per far sì che non vi venga smontato con altri programmi,impegni, visite, varie ed eventuali!
È importante davvero il clima di vicinanza e intimità, anche perché se non siete abituate a tali estemporaneità la vostra dolce metà potrebbe pensare che non siete del tutto in voi! :-)
Decidete se applicare queste idee a un solo giorno, a qualche ora o a tutto il week end.
  • Buongiorno! Appena aprite gli occhi, datevi il buongiorno, un bacio, una carezza, stringetevi forte, fate l'amore... l'importante è celebrare quanto è bello che ci siate l'uno per l'altra.
  • Il rito della colazione: che siate amanti della colazione a letto, di quella al bar o del brunch, poco importa. Dedicate del tempo a questo momento speciale, lasciate filtrare il sole dalle finestre, preparatevi quello che più vi piace, oppure concedetevi cappuccino e giornale sedendo a un tavolino all'aperto, andandoci mano nella mano, come fosse la prima volta.
  • Coccolatevi ad ogni pasto, scegliendo di cucinare i vostri piatti preferiti, o di mangiare in quel ristorante che vi suscita ricordi, oppure improvvisate un pic nic fuori porta.
  • Vestitevi con cura, magari proprio con quell'abito che gli piace tanto...
  • Scrivete un bigliettino, un pensiero, una poesia e lasciatelo nascosto in posizioni strategiche...
  • Coccolatevi, massaggiatevi, stringetevi, stropicciatevi: il contatto fisico è portatore di messaggi che spesso le parole non riescono a trasmettere.
  • Allo stesso tempo però parlate, dialogate, confrontatevi su temi e argomenti che vi stanno a cuore.
  • Andate in libreria a cercare dei libri (un gioco carino è di provare a trovare il libro per l'altro e dirsi perché lo si è scelto), oppure a scegliere un film da vedere abbracciati sul divano sotto una calda coperta.
  • Decidete di trascorrere il tempo nel modo che vi piace di più, cercando di incontrare i bisogni dell'uno e dell'altro, o trovando soluzioni creative e diverse dal solito.
  • Date spazio alla fantasia e ai vostri desideri...

Buon week end e buon divertimento!
virginia

giovedì 17 febbraio 2011

Non c'è notte che non veda il giorno


In questa giornata tetra e uggiosa, dove il sole di qualche giorno fa sembra solo un lontano ricordo, voglio condividere con voi un brano bellissimo, tratto da "La realtà sa di pane", raccolta di sagge e intense riflessioni di don Luigi Verdi: parla di crisi, trasformazione e rinascita.    

Ho sulla pelle i segni di ogni mia crisi e so bene quanto sia lunga e quanto, come una paura incantata, mi avvolga.
Arduo capire che in quella paura a volte si realizza l'incanto e che è nella profondità della notte che si accende la luce.
Se vogliamo vedere al di là della notte non possiamo provare a misurarla, possiamo solo penetrarla con la speranza e rimanere disponibili all'idea che nessuna notte sia solo notte, ma che sia anche altro. Quando sei in crisi tutto sembra contraddire questa visione e ti rimane solo l'estremo coraggio di portare la tua mente, il tuo corpo, la tua anima a sperare contro ogni speranza.
Ho sempre ritenuto ogni crisi non una rovina, ma un'occasione. Ma lo è solo se restiamo fedeli e aperti, se rimaniamo, nonostante la durezza della prova, terra che sogna, sapendo che sorgerà prima o poi in noi la luce di una risposta alla nostra ombra.
Solo una terra ben lavorata può diventare terra propizia, ci dicono i contadini. Per questo paradossalmente un tempo di difficoltà e sconvolgimenti può rivelarsi come il tempo più adatto a una nuova nascita: ogni parto è preceduto dalle doglie, ogni nuova illuminazione o crescita sconta la propria stagione all'inferno, ogni passaggio di iniziazione è scandito dal ritmo di notti oscure.

E mi piace pensare che ogni crisi abbia l'effetto dei sassi di Pollicino che, nel folto del bosco, riescono sempre a indicare la strada.
Ogni crisi ci permette allora di elevarci al di sopra della superficie del mondo, per scorgere le cime inviolate che la nebbia nasconde a coloro che vivono nella pianura.
Davanti a me hai aperto un varco” (Salmo 31,9).
Viene un giorno in cui, dentro la tua penombra o nel tuo labirinto, si apre un varco inaspettato che ti indica il senso dentro il non senso.
Nel profondo della notte, nel buio della crisi, c'è sempre una luce verso cui andiamo, o che viene verso di noi.

Aspettando che i raggi del sole tornino di nuovo a baciare la nostra pelle...
auguro a tutte una stupenda giornata!


mercoledì 16 febbraio 2011

Femmine contro Maschi


Sabato sono andata al cinema, a vedere la seconda parte del dittico di Brizzi, “Femmine contro Maschi”: volevo vedere fino a che punto l'immagine stereotipata dei due generi potesse arrivare, per far commedia e strappare sorrisi.
Non che mi aspettassi un documentario socio-antropologico sulle differenze di genere, ma neppure un tal tripudio di luoghi comuni. Ne sono uscita avvilita.
Il filo conduttore di tutto il film, che faceva da trade union fra i diversi episodi, (con picchi di vero e proprio autoritarismo in alcuni!) è stato il sottolineare come le donne pretendano a tutti i costi di cambiare i loro compagni, pur con sensi di colpa, espressi teneramente nell'episodio impersonato da Luciana Litizzetto come manipolatrice di vite altrui, la quale  “riprogramma” a suo piacimento la vita del marito - approfittando di una perdita di memoria -  perché esasperata dal fatto che è dedito solo alla Juventus, agli amici e, (da copione) all'amante.
Davvero abbiamo quest'immagine dei nostri uomini, come eterni Peter Pan, incapaci di ricordare una data importante, appassionati solo di calcio, fantacalcio, amici (che la location sia il bar, il tavolo da gioco o il gruppo rock poco importa), che goffamente rischiano di sbattere contro un palo della luce, solo perché persi nel fissare il sedere di una ventenne?
E davvero gli uomini ci vivono come arpie, comportandosi come bambini che hanno fatto una marachella, dovendo vivere nella menzogna perché altrimenti temono di subire ramanzine o, nel peggiore dei casi, di venir cacciati di casa?
E poi, se si allontanano da noi, perché non ci hanno rispettato, o tradito o chissà cos'altro, quando poi tornano, con la coda fra le gambe, pentiti e trasformati (dopo aver dimostrato il peggio) siamo davvero contente di ricominciare, consapevoli che l'input è stato solo il desiderio della loro mamma che in punto di morte vuol vedere la famiglia riunita? È giusto che l'amore venga visto come sacrificio dei rispettivi sogni e passioni, in virtù del quieto vivere?
Tutte queste domande hanno affollato i miei pensieri e tutto questo si narra nel film, con infondo quasi tutti lieto fine, con le donne che capiscono che forse sono loro a esagerare e si rendono partecipi e complici...meglio tardi che mai. Gli uomini chiedono scusa delle malefatte e rientrano nella routine quotidiana. E tutti vissero felici e contenti???
La sala era piena, soprattutto di coppie, e mi immaginavo quali riflessioni attraversassero le loro menti in alcuni momenti di risate a denti stretti: è vero si tratta di un film (e anche fra i peggiori che ho visto ultimamente), però vuol rappresentare uno spaccato di vita, ed evidentemente anche quei luoghi comuni nascondono in fondo delle piccole verità.
Certe cattive abitudini mettono radici giorno per giorno, complice la routine, la svogliatezza di confrontarsi sulle cose con costanza e assiduità.
Non si può decidere di stare insieme all'altro con la speranza di essere in grado di farlo cambiare, sperando che per osmosi si appassioni alle cose che piacciono a noi (e questo vale sia al maschile che al femminile). Si può essere in coppia rispettando le diversità dell'altro, ma non tollerandole a malapena, perché poi col tempo certi minuti fastidi, protratti per anni, diventano insopportabili.
La saggezza popolare ha un buffo detto che recita “le querce non fanno i limoni”.
La parte più saggia di noi, sa benissimo che l'altro non diventerà mai qualcosa di diverso da quello che è, però la nostra parte incosciente rischia di sperarci fino all'ultimo.
Che cosa si può fare allora?
Se ci poniamo in conflitto di genere non ne usciamo vivi: loro saranno sempre quelli che diventano scemi per una palla su un prato verde e noi quelle che perdono ore a fare i giri dei negozi e parlare di cose superflue.
Il rapporto può e deve basarsi su altri canali comunicativi.
La complicità di una coppia è qualcosa che esula dall'oggetto delle passioni, è qualcosa che si fonda sull'appagamento di bisogni reciproci profondi e veri.
Nei rapporti agli albori occorre chiedersi con sincerità se ci sono aspetti dell'altro che ci disturbano, senza mettere la testa sotto la sabbia e aspettare tempi migliori. In tal caso occorre affrontare subito la cosa e cercare una soluzione concertata in due, se si tratta di aspetti modificabili, oppure a malincuore, decidere di dare ascolto alla parte saggia che “sa” che gli sviluppi non saranno rosei.
Nei rapporti di vecchia data, spingo a chiedersi “su quali basi siamo arrivati fin qui?”
Non facciamo l'errore di “buttare il bambino con l'acqua sporca”.
Credo ci sia una possibilità di ritrovarsi (e voglio leggere così i lieto fine un po' melensi e scontati del film), purché non ci si riduca a far finta che non sia successo niente.
Occorre impegno, responsabilità, volontà, coraggio.
Si è in due a gioire ma anche a sbagliare, e tantopiù a ricominciare, quindi occorre confrontarsi, cercare di scoprire che cosa è successo, oltre a dare la colpa al passare del tempo, che non è mai l'unico responsabile.
Non ci accontentiamo di dire “lui/lei è fatto/a così” perché può essere una difesa dal vedere cosa in realtà l'anima dell'altro ci può svelare.
La crisi, qualsiasi crisi, può rappresentare davvero una nuova opportunità, a patto che siamo in due a voler attraversare il guado, verso la terraferma.
virginia 

martedì 15 febbraio 2011

Amore a distanza



Mi piace molto questa poesia perchè tra queste righe apprezzo il coraggio dell'amore e del rispetto.
Infatti, l'amore verso un uomo/ una donna è anche, e soprattuto, rispetto nei confronti di noi stesse e quindi il riconoscimento che possiamo amare sì qualcuno che ci fa star male, ma a distanza.
Ben dice Ludina “ è troppo crudele, desolato, nemico, il tuo cuore incivile perchè io possa ancora abbracciarti..” , e quindi prende fisicamente le distanze da questo amore, in quanto il rispetto verso se stessa glielo impone.
Pur tuttavia, non esclude quest'uomo dal suo cuore, perchè riconosce che questo amore fa parte di lei  “ perchè io mi riconosco grazie all'amore e al dolore che provo per Te”.
E quindi lo vive dentro di sé, ma lontano da quest'uomo e lo trasforma in “essere l'amore”, un amore universale , verso tutti, incondizionato.
Nelle costellazioni sistemiche mi capita spesso di vedere che ciò che guarisce non è l'esclusione dal nostro cuore di una persona, di un tema, di una situazione, ma l'amore a distanza. E' la consapevolezza, anche e soprattutto corporea, che in quella situazione non ci si può più stare e necessita un allontanamento, ma con amore e rispetto prima di tutto verso quella parte di noi che ha deciso di vivere quell'esperienza e poi per le altre persone coinvolte.
Questa poesia la dedico quindi a tutti voi, amiche e amici virtuali , affinchè attraverso la consapevolezza cominciamo un cammino trasformativo dell'Amore, cominciamo ad essere l'amore, quel cuore che “ batte per tutti” .
Con il Vostro permesso, rivolgo un pensiero amorevole a Regina , una mamma di sessant'anni che sta cominciando ad amare a distanza un figlio violento....
Questi bellissimi versi sono il frutto della consapevolezza di Ludina Severino (1829-1900), una contessa trevisana che dedicò questa poesia al marito dispotico e violento che amò per sempre ma ..tenendosi a distanza.
Evi

Mai e sempre

Mai, io, però potrò smettere di amarti.
E bada sempre ti porterò nel cuore come il mio unico.
Tu sei il mio unico:
unico amore ritovato, riconosciuto, devotamente amato
della mia vita su questa terra.
Ma seppur il mio cuore
sarà tuo per sempre
io mai tornerò da te.
Accetto il distacco perchè ci sono
avverbi eterni
“sempre e mai”
che oggi il mio cuore sente fino in fondo
e la mia mente venera
ma che la tua miseria sentimentale,
il tuo povero disadorno cuore,
la tua anima ingenerosa,
l'ingiuria delle tue radici crudeli, malate
delle tue cattive intenzioni
non mi permettono di condividere né di rispettare.
Così il mai ti riguarda
mentre il mio per sempre è a senso unico.
Lo è sempre stato.
Lo resterà. Per sempre.
E' una generosità, un dono, un assoluto canto
del quale non potrai più usufruire per umiliarmi,
per torturarmi,
per farmi piangere,
per vedere la disperazione nei miei occhi,
per farmi pagare la colpa di averti amato,
per infliggermi il danno che a te fu inflitto,
per riccattarmi,
per negarmi
ancora.
Tu non meriti l'intimità
di vedermi invecchiare accanto a te
ed è troppo crudele, desolato, nemico
il tuo cuore incivile
perchè io possa ancora abbracciarti,
dialogare, dirti con il cuore l'a more che provo,
bere un po' d'acqua dopo il caffe,
guardare il tramonto estivo in silenzio
come se la notte non potesse ingoiare il giorno
e camminare alla sera insieme ,
mezz'ora prima che il parco chiuda
e gli uccelli s'addormentino tra i rami.
Ma, pure
tu sarai sempre con me
ogni volta che io penserò,
dialogherò, penserò,guarderò il tramonto
e dirò “ mai e sempre” al mio cuore.
Perchè io ti amo
con la parte migliore e
con la parte peggiore di me stessa.
Perchè io mi riconosco
grazie all'amore e al dolore
che provo per te.
Perchè io quando me ne andrò
da questa terra
sono certa di trovarti
nel tempo e nello spazio
d'ogni amore per sempre ad attendermi.
E mentre vivo farò dono
dell'amore che ho per te
a tutti quelli che coperta d'amore
non mi hanno mai avuta.
Che non hanno stelle, né ricordi,
né baci, né sussurri,
che non hanno né mai né sempre.
Che hanno bisogno di un cuore
che tu hai riempito di attese.
Un cuore che sanguina perennemente ,
che non appartiene a nessuno,
che batte per tutti
che sa cosa significa
non soltanto esistere
ma
ESSERE L'AMORE .

lunedì 14 febbraio 2011

Quando l'amore chiama, seguilo



Post di S. Valentino!
Perché al di là dei connotati consumistici che questo giorno riveste, ci dà l'occasione di riflettere sul significato dell'Amore, comunque lo si voglia coniugare: nella coppia, fra genitori e figli, tra fratelli, fra amici...
Qualcuno una volta ha detto che “a volte le parole si ammalano – la parola amore è una di queste – e noi abbiamo il dovere di guarirle”.
Voglio prendermi la responsabilità di provare a restituire il significato originale a questa parola così logorata dall'uso, ma che non viene mai meno alla ricchezza infinita di cui è portatrice.
Più che definirlo, l'amore va vissuto, testimoniato, provato sulla propria pelle.
E non lo viviamo solo nell'estasi dell'incontro, nell'innamoramento che esplode come un vulcano all'improvviso, né nell'incontro magico dell'inizio, che sembra appagare finalmente il nostro cuore assetato.
Amore è un sentimento calmo, comprensivo e fiducioso, è una condizione di grazia, abitata da momenti di gioia ma pure di difficoltà, adagiata sul tempo che passa, visitata dalla gratitudine e nutrita con la cura di sé e dell'altro.
Amore è un viaggiatore, che non si stanca mai di conoscere, di sperimentare, di osare, ma nel rispetto dell'identità dei suoi ospiti, delle loro case, delle loro vite.
L'unico modo per conoscere profondamente un essere è l'atto di amore; questo atto supera il pensiero, supera le parole. È il tuffo ardito nell'esperienza dell'unione. Ma per conoscere pienamente nell'atto d'amore, devo conoscere psicologicamente la persona amata e me stesso, obiettivamente, devo vederla qual è in realtà, abbandonare le illusioni, il quadro contorto che ho di lei. Solo conoscendo obiettivamente un essere umano sono in grado di penetrarne l'essenza più profonda nell'atto d'amore
(E. Fromm, L'arte di amare)
Amore è un cammino, non un luogo.
Conoscere davvero l'altro è una stupenda avventura, che non ha mai un punto d'arrivo, perché ogni giorno la vita ci permette di dare spazio a parti di noi inesplorate, che chi ci sta vicino può accogliere con stupore o ricevere come un'offesa...ma anche questo è necessario.

Quando l'amore vi chiama, seguitelo,
anche se le sue strade sono ardue e ripide.
E quando le sue ali vi avvolgono, abbandonatevi a lui,
anche se la spada celata fra le sue penne vi potrà ferire.
[…] in voi tutto questo l'amore compirà, affinché capiate i segreti dei vostri cuori, e in quella conoscenza possiate diventare frammenti del cuore della vita”
(Khalil Gibran)

La libertà dell'Amore, è non poter fare altrimenti che essere me stesso, perché così rendo onore anche alla possibilità di chi mi sta accanto di fare altrettanto, donandoci a vicenda l'opportunità di crescere e procedere insieme, passo dopo passo, mattone su mattone, crisi dopo crisi.
Trovo il senso di tutto questo nelle parole di un viaggiatore d'eccezione, un'anima che ha donato al mondo capolavori di parole ed emozioni:
forse l'amore è il processo con il quale ti riconduco dolcemente a te stesso”
(Antoine De Saint Exupery)

Amore è quando non pretendo che l'altro diventi ciò che io voglio che sia, ma lo accompagno dolcemente e sono presente, partecipe, mentre realizza ciò che è, sicura che anche io potrò fare altrettanto, in sua compagnia.
virginia 

sabato 12 febbraio 2011

Ciò che è importante non cambia





Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni….
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è a colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un'altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però  non trattenerti mai!!!

Madre Teresa di Calcutta

 Dedicata a tutte coloro che a volte dubitano della loro bellezza, a coloro che hanno paura di non farcela, a quelle che non si sono mai arrese, a coloro che hanno bisogno di uno spiraglio di luce nel buio, a quelle che si fanno in quattro e alle altre che non si sentono neanche mezza, a quelle venute prima di noi e a quelle che verranno. Un pensiero affettuoso anche a tutte le donne d'Italia che domani scenderanno in piazza, non tanto contro un uomo, ma per portare un messaggio di dignità e consapevolezza.
erika e virginia

venerdì 11 febbraio 2011

Coccole in pillole_2


Continua la rubrica del venerdi, dei bon bon di  benessere (se ti sei persa la prima puntata clicca qui)

Bon bon n.2 – Meditare facendo la spesa!

Il sabato mattina vado a fare la spesa. Quando abitavo in città mi piaceva andare al mercatino rionale, pieno di frutta, verdura e cianfrusaglie: vivere il quartiere, prendere le cose con calma, osservare le persone, gli oggetti, camminare.
Vi invito oggi a fare altrettanto.
Domattina decidete di dedicare più tempo per gli acquisti alimentari, cercando di utilizzare tutti e cinque i vostri sensi, per vivere con più consapevolezza anche una attività che di solito viene svolta in fretta o per automatismi.
Se avete la possibilità, recatevi a piedi presso le più vicine bancarelle, stare all'aria aperta è sempre meglio che rifugiarsi in un asettico supermercato.
Se invece la scelta è obbligata, e magari vi recherete nell'abituale luogo d'acquisti, vi suggerisco in primo luogo un esercizio simpatico che serve per allenare la memoria: nello scrivere la lista della spesa, cercate di mettere in ordine i prodotti, in base a come li trovate nelle diverse file di scaffali!
Nel caso in cui, optiate per un posto che non conoscete, la vostra mente si allenerà comunque perché impegnata a costruire nuove mappe mentali per trovare gli oggetti (ogni nuovo stimolo crea milioni di connessioni sinaptiche!)
Usate la vista: fate attenzione all'aspetto della frutta e verdura che andate a scegliere, il colore, la superficie, la forma. Provate a leggere con attenzione qualche etichetta sulle scatole, gli ingredienti, i valori nutritivi. Soffermatevi sulle quantità e le varietà dello stesso prodotto, senza prendere velocemente dallo scaffale quello che usate. Scegliete con cura la carne, il pesce, i formaggi.
Usate il tatto: percepite con le dita la consistenza dei diversi prodotti (si, lo so, i guantini di plastica del reparto frutta non aiutano), e anche il peso delle confezioni.
Usate il gusto: o meglio, provate a immaginare il gusto che i vari ingredienti hanno, e il sapore finale di un piatto elaborato che volete preparare con essi. A volte, disobbedisco alla mia parte perfettina e mi concedo di smangiucchiare qualcosa dalle confezioni acquistate, mentre continuo a girare.
Usare l'olfatto è altrettanto complicato: a meno che non sia tempo di meloni (chissà perché per i meloni è concesso sniffare e per il resto ti guardano tutti male!) se ce la fate provate a cogliere i profumi, più facile nel mercatino dove il pollo arrosto si fonde con le spezie, le olive, i formaggi...
Ascoltate: divertitevi a cogliere i frammenti di dialoghi delle persone che incrociate, il pianto dei bambini, il macellaio che decanta le offerte del giorno, la voce elettronica che reclama la commessa alla cassa, la radio in sottofondo.
Di alcuni prodotti, (soprattutto quelli meno sani che inducono in tentazione) chiedetevi quali bisogni vanno ad appagare, piuttosto che infilarli furtivamente nel carrello (ops..ci è caduto..ormai..!)
Provate a immaginare nuove ricette o nuovi usi di ingredienti abituali.
Sorridete al commesso che vi pesa la frutta, all'anziano che vi cede il passo col carrello, al bambino che fa capolino dietro gli scatoloni, alla cassiera che vi fa il conto.
Sentite l'effetto che tutto questo ha su di voi.

Può sembrare strano, ma anche tutto ciò è una forma di meditazione, se la intendiamo nella sua accezione di fare qualcosa, qualsiasi cosa, con consapevolezza e attenzione.
Il monaco vietnamita Tich Nhat Hanh suggeriva la “giornata della presenza mentale” come buona pratica di avviamento alla meditazione; noi cominciamo con un paio d'ore, ma vedrete che poi gli effetti tenderanno a perpetuarsi alle altre occasioni e perdureranno per molto tempo.
Buona spesa, mie care!
virginia