lunedì 6 giugno 2011

Barbablù: il predatore interiore delle donne



Sai che stai sbagliando. Sai anche che hai già sbagliato in questo modo... molte volte hai ripetuto questo errore. La tua parte più razionale sa che la cosa migliore sarebbe quella di fuggire via lontano da quell'uomo, da quella situazione che porta dolore e niente più.
E invece resti, perché lui dice che sei tu che sbagli, che hai frainteso, che non lo capisci, che non puoi saltare subito a conclusioni così definitive... perché c'è una parte di te che vuole restare più di ogni altra cosa al mondo, che vorrebbe credergli ancora e vuol sperare che sia
la volta buona, la soluzione definitiva, la strada verso una felicità possibile.
Non accetti che gli altri avessero ragione quando con sguardi biasimanti ti apostrofavano che non eravate fatti l'uno per l'altra, sottintendendo verità malcelate che ferivano come pugnali acuminati nella carne. “Io ce la farò, il nostro amore è più forte di tutto” (mentre dentro ti chiedevi quanto a ragione potessi usare quel “nostro” o se fosse meglio usare un singolare, ma fortissimo “mio”, contro tutto e tutti).
Non è facile arrendersi all'evidenza della sanguinante verità. Provi a nasconderla, a te stessa e agli occhi altrui che giudicano, consigliano, disapprovano, ammoniscono, proiettano indulgenza severa... perché quegli occhi inchiodano i fatti alla luce del sole, mentre tu preferisci non vedere, non sapere, rifiutare ogni realtà.
La storia di Barbablù, raccontata da Clarissa Pinkola Estes la trovi qui
E ora, traiamone insieme degli insegnamenti.
La preda di Barbablù è la donna ingenua, portatrice del potenziale creativo e numinoso, che lui tende a distruggere per definizione. La donna ingenua può essere giovane, ma anche una donna matura, che per vari motivi non ha sviluppato in pieno il suo sistema d'allarme che la dovrebbe portare a temere e allontanarsi dal contatto con il predatore distruttivo: infatti, nella storia la giovane sorella ha un moto di paura e sfiducia all'inizio, segnale che il suo istinto è intatto, prova ad avvertirla, ma non è abbastanza sviluppato per essere ascoltato... così “si convince che non è pericoloso, ma soltanto un eccentrico che soffre di idiosincrasie”.
A quante di noi è capitato?
Abbiamo interpretato (e giustificato) comportamenti condannabili, trasformandoli in debolezze dell'altro (“poverino, non lo fa apposta... in fondo mi vuol bene, a modo suo mi dimostra affetto...ha un sacco di problemi a casa, al lavoro..non può pensare anche a me adesso...” ecc..) il tutto riassumibile nella frase “infondo la sua barba non è poi così blu”, non può essere così cattivo come sembra, e via in un gran daffare per dimostrare al mondo che solo noi lo possiamo capire, mentre il nostro mondo perde ogni giorno i suoi colori vitali, pensando che l'unico che conti davvero sia quell'azzurro (infondo non era il colore del famoso principe??) .
Da dove nasce questa tendenza delle donne a voler comprendere a tutti i costi, anche a costo di essere calpestate? Nasce quando siamo bambine, quando ci insegnano ad esser carine e acquiescenti, ma anche quando ci sentiamo naturalmente inadeguate, perché ci viene implicitamente fatto credere che è colpa nostra se le persone intorno a noi non ci amano come dovrebbero... ed ecco che allora, piuttosto che reagire e ribellarsi, ritiriamo gli artigli, ci mettiamo con la coda fra le gambe ad attendere una carezza, una leccata sul muso, (“forse se sarò buona mi amerà...”) che comunque non arriva, (nonostante la nostra speranzosa attesa) o anche se arriva, quanto ci è costata in termini di soppressione di energie vitali?
È qui che nasce il predatore interiore, che prima che fuori, in realtà è dentro di noi.
Questo perverso meccanismo ce lo portiamo dentro, è quello che ci spinge ad accettare il ricatto di Barbablu, la falsa libertà: “puoi fare tutto ciò che vuoi, aprire tutte le cento porte del palazzo, ma non usare questa piccola chiave a spirale”.
È l'accettazione di ciò che l'altro vuol mostrarci, tenendo per sé segreti e ombre che ci porterebbero a scappare via.
Nella storia la sposa si lascia sedurre dal gioco delle sorelle, perché la soluzione non è tanto scoprire il contenuto della stanza segreta, ma il porsi domande giuste che portano la consapevolezza “perché non posso aprire, che cosa mi sta vietando?”: questo è il passaggio dal non voler vedere all'accettare di scoprire, anche se si tratta di una dura verità.
Contrariamente a quanto pensiamo, la parte più difficile da svelare non è tanto la vera natura dell'altro (ci sta ingannando? Tradendo? Usando?) ma il riuscire a sopportare che siamo noi che fino ad oggi gli abbiamo permesso di farlo, perché ci siamo tradite, ingannate e abbiamo rinunciato ad esprimere la nostra anima.
Questa è la sanguinante verità, quella che lascia segni indelebili. E sono segni strazianti ma necessari, poiché spesso, nonostante la scoperta, ci sarebbe una parte di noi che tenderebbe ancora a voler coprire tutto, a voler dire “non può essere così come sembra” “facciamo finta di non aver visto”... invece il sangue dello squarcio di consapevolezza ci impedisce di mettere di nuovo la testa sotto la sabbia e ci spinge ad agire, a progettare la fuga.
Questa fase di organizzazione e osservazione è diversa in ognuna di noi: c'è chi è già pronta a far battaglia e chi invece ha bisogno di più tempo per metabolizzare, chi ha bisogno addirittura di cadere di nuovo in una breve tirannia del predatore, per poi (si spera) dare il colpo finale alla schiavitù e dipendenza...
È durante questa fase che riemerge da un lungo sonno l'aggressività (innata e sana nella psiche di ciascuna!) che è stata repressa, sopita, colpita duramente dalle vicissitudini della propria storia precoce; è qui che emerge una nuova e propulsiva energia di trasformazione, che riuscirà ad uccidere il predatore della psiche, porterà qualsiasi donna al contatto profondo con le sue potenzialità e gli aspetti di sé troppo a lungo negati.
Questa è la rinascita.
Concludo con le parole della stessa Pinkola Estes : “non abbiate paura di indagare il peggio. Soltanto così è garantito un aumento del potere dell'anima”.
E ricordiamo che, una volta iniziate al riconoscimento dei tranelli, nessuno più ci potrà rubare la nostra identità selvaggia e bellissima.

a tutte un augurio di una stupenda settimana
virginia

8 commenti:

Chiara ha detto...

Ciao Virgi mi sono vista e ritrovata in pieno in questo articolo, fa paura e mi fa vergognare di me stessa, ma la strada per uscirne, anche quando tutto è finito, è lung e in salita, bisogna ricostruire la propria autostima e ci vogliono anni.
Grazie per il lavoro che fai, per aiutare tutte le donne a capire e a capirsi un po' meglio.
P.S. Mi è dispiaciuto un sacco che non siamo riuscite a vederci a Udine a luglio, un bacio
Chiara

donneincontatto ha detto...

Ciao Chiara, grazie a te per la tua testimonianza autentica e sincera. Sono d'accordo con te, il momento di consapevolezza è solo l'inizio di un percorso che anche se diverso per ciascuna, porta alla fine a trasformare la propria vita in modo più pieno e appagante. Ti abbraccio e spero di vederti presto!

Anonimo ha detto...

Sono in fuga da un predatore, sono in fuga da anni: lui è abile, lascia passare molto tempo, riesco quasi a dimenticarlo, dimenticare quanto mi ha calpestato, quante volte mi ha lasciato sul piú bello, o sul piú brutto: mentre entravo in sala operatoria.
È tornato, e negli ultimi 5 mesi, è stato, come ogni volta, sempre piú convincente.
Sono 14 anni che andiamo avanti, senza andare in nessun luogo.
Mercoledí scorso, mi ha lasciata di colpo.
Il suo solito gusto nel ferirmi inutilmente.
Sarei dovuta esplodere, mollargli un ceffone, ma a che serve?
Non capirà mai.
Sono di nuovo in fuga.
Questa volta è l'ultima.
Grazie per avermi letto
Sophie Marie

Virginia Cioni ha detto...

Cara Sophie Marie, grazie della tua testimonianza. Parole come queste servono ad altre donne più di tante mie teorizzazioni...
Ti auguro di aver intrapreso il tuo viaggio e la tua strada, più che solo una via di fuga da lui.
Buona fortuna.

Anonimo ha detto...

Grazie Virginia.
Ti verró a leggere spesso.
È molto bella la coesione che crei fra noi donne ponendoci in contatto.
Sophie Marie

Roberta ha detto...

Complimenti per l'articolo, è davvero molto bello. Quasi due anni fa sono scappata dal mio predatore e un anno fa ho letto il libro "Donne che corrono coi lupi". Ora sono esattamente nella fase rinascita e mi sento molto più consapevole. Confermo tutto quello che hai scritto: le esperienze con i "Barbablù" ti fanno capire quanto di te hai messo da parte a favore di uomini che invece ti davano molto poco. Vorrei che tutte le donne riuscissero a riscoprire l'amore di sé e non si facessero più calpestare da nessuno.

Virginia Cioni ha detto...

Cara Roberta, ti ringrazio. Sono molto felice per il cammino di rinascita che stai facendo, credo che ex post, sia l'unica cosa positiva che lasci una relazione di questo tipo: riuscire a scoprire e riscoprire parti di se stesse dimenticate e altre inesplorate per essere donne più complete e mature.
Ti auguro di conservare ogni giorno lo stupore di un amore per te stessa che si arricchisca col tempo.

Anonimo ha detto...

Sono appena scappata da un Barbablu. Sono riuscita a scappare velocemente per fortuna, lo conoscevo solo da un mese ma era già riuscito a farmi sentire sbagliata, insufficiente e in difetto. Le persone intorno a me dicevano che sbagliavo io, che non me la tiravo abbastanza, che non lo incuriosivo abbastanza, che non gli piacevo abbastanza. La realtà è che ha più di una donna e non me l'ha comunicato. Comunicandomelo mi avrebbe dato la possibilità di scegliere, la libertà di allontanarmi. Ma Barbablu non lascia libere, giusto?
L'unico vero errore che ho fatto è stato non ascoltare la mia donna sapiente sin dal primo momento in cui lo avevo incontrato. Speravo che si sbagliasse. Ma lei e le altre donne non sbagliano mai.
Vi voglio bene, Annalisa