giovedì 31 dicembre 2015

parole per l'anima #36


E adesso diamo il benvenuto al nuovo anno,
pieno di cose mai ancora accadute.

Sto scrivendo nell'ultimo giorno dell'anno, poche ore ormai ci separano dall'aggiungere una nuova cifra alla data e togliere l'ultimo foglio del calendario. 
E' stato un anno denso e significativo, io ho iniziato un nuovo progetto tutto dedicato alle donne (qui) che giorno dopo giorno va avanti, grazie anche all'impegno di molte volontarie che con la loro energia rinnovano gli obiettivi e permettono a tante altre donne di poter vedere la luce della consapevolezza e le tappe del cambiamento. 
Ho incontrato nel mio studio tante nuove persone, donne e uomini, che mi hanno con coraggio svelato la loro interiorità, che hanno fatto o stanno ancora facendo, importanti passi per poter realizzare pienamente se stessi, e che ogni volta mi confermano la bellezza e la fortuna di poter fare un lavoro come questo, che mi dona la possibilità di poter essere testimone di tante vite che sbocciano, di assistere con stupore alle più diverse risorse di cui ciascuno è portatore.  
A tutti loro, e anche a voi che mi leggete con costanza, auguro un nuovo anno ricco di scoperte e di nuove vie di autorealizzazione. 
E adesso vi lascio alcune frasi: scegliete quella che vi ispira di più e portatela con voi stasera.


Caro passato ti ringrazio per la lezione,
caro futuro, sono pronto. 

365 nuovi giorni
365 nuove possibilità

Inizia ora. Inizia dove sei. Inizia con la paura.
Inizia con il dolore. Inizia con il dubbio.
Inizia con i pugni serrati. Inizia con voce tremante, ma inizia.
Inizia e non fermarti. 
Inizia dove sei e con ciò che hai.
Semplicemente...inizia. 

Il meglio deve ancora venire

Felici nuovi sogni
Felici nuovi giorni
Felici nuovi desideri
Felici nuove strade
Felice nuovo anno
Felice nuovo te


Spero che in questo anno che viene tu faccia errori.
Perché se stai facendo errori, stai facendo nuove cose, provando nuove cose,
imparando, vivendo,
spingendo te stesso, cambiando te stesso, cambiando il tuo mondo.
Stai facendo cose che non hai mai fatto prima, 
e ancora più importante, 
stai facendo qualcosa.


Buon anno!!
virginia 

(fonte immagini: pinterest)

lunedì 28 dicembre 2015

Che cosa hai imparato nell'anno appena trascorso?



Questo è il penultimo post del 2015.
Negli ultimi giorni prima delle vacanze di Natale, nella mia stanza di terapia si parla spesso di bilanci e riepiloghi, per fare il punto del lavoro fatto insieme e per riflettere sulle esperienze avvenute nell'anno che sta per finire.
È un momento che piace molto quando lo propongo, perché tutti sappiamo cosa è successo, ma non abbiamo mai il tempo di fermarci con la consapevolezza di uno sguardo più ampio, attento e partecipe: tendiamo sempre a guardare oltre, ma in questo modo perdiamo il valore di ciò che abbiamo ottenuto e raggiunto.

Così oggi propongo anche a voi un esercizio di riflessione, una variante della visualizzazione guidata che faccio in terapia, ma che può essere altrettanto valida per guardarci dentro.

Prendi un foglio bianco.
Pensa a quest'anno e individua tre esperienze che secondo te sono state significative e importanti, in positivo o in negativo (eventi che ti hanno segnato, persone che hai incontrato, intuizioni o progetti che hai intrapreso ecc...).
Annotale sul foglio e poi, per ciascuna di esse individua almeno due aggettivi che descrivano come hai reagito, come ti sei comportato, quali aspetti di te hanno prevalso.
Successivamente cerca di riflettere se relativamente a questi eventi sono emersi anche alcuni tuoi modi di essere che hai scoperto e che non conoscevi, se ti sei concesso/a di agire uscendo da copioni conosciuti o stereotipati, se ti sei lasciato/a aiutare da qualcuno ad esplorare nuove modalità più costruttive o semplicemente ti sei accorto/a di aver risposto spontaneamente con risorse nuove e inaspettate.
Definisci ciascuna scoperta con una parola o aggettivo che la qualifichi.
(Es. se di solito reagivi a un evento difficile chiudendoti a riccio e hai sperimentato la possibilità di parlare apertamente con qualcuno di fiducia, la parola potrebbe essere “condivisione” o “incontro” o “apertura”).
Nel caso in cui non trovassi alcun comportamento nuovo, prova a immaginare in quale altro modo ti sarebbe piaciuto comportarti, e poi crea la parola a partire da qui, come se tu lo avessi fatto.

Le parole individuate, potrebbero essere i concetti evocatori di trasformazione da portare con te nel nuovo anno, secondo la tecnica delle parole evocatrici della Psicosintesi (qui).
Si tratta di nuovi semi di cambiamento, da coltivare giorno per giorno, da espandere in nuove aree della vita, per permettere alla tua personalità di essere più ricca e armoniosa.

Se vuoi continuare a lavorarci in maniera più creativa, potresti creare un collage a tema, ritagliando immagini che evochino ogni concetto nel tuo immaginario e porre questo quadretto in un posto visibile, di modo che lavori sul subconscio anche quando non ci fai attenzione.

Spero di avervi dato spunti interessanti per finire il 2015, trattenendo gli insegnamenti che la vita ci dona, e allo stesso tempo per iniziare al meglio l'anno che verrà.

Prima di qualunque cambiamento
poniti queste semplici domande:
1) Perché sono qui?
2) Vale la pena di restare?
                                    (G.I. Gurdjieff)

Buona settimana
virginia

giovedì 24 dicembre 2015

parole per l'anima #35


Quando 
scegli la gioia 
ti senti bene e quando
 ti senti bene fai del bene e 
quando fai del bene ricordi agli altri di 
quale gioia si sente e questo solo potrebbe 
ispirarli 
a fare 
altrettanto.

Vorrei, con queste immagini d'altri tempi e queste parole, raggiungere ogni persona che mi legge e condivide i miei scritti, con l'augurio di trascorrere momenti pieni di significato e carichi d'amore. 









Buon Natale
virginia 

(Fonte immagini: Pinterest)

lunedì 21 dicembre 2015

È vero che la psicoterapia cambia le persone?



Già qualche settimana fa abbiamo affrontato il tema del significato di un percorso psicologico, per cercare di comprendere insieme di cosa si tratta e sfatare qualche luogo comune (qui e qui).
Uno di quelli con cui più spesso mi trovo a fare i conti è “io voglio stare meglio ma non voglio cambiare, mi piaccio come sono”.
Chiarisco fin da adesso che io questo potere non ce l'ho.
Nessuno può cambiare nessuno, lo dico spesso alle persone che vogliono che il partner sia diverso e lo stesso vale per me nei confronti dei pazienti.
Nessun terapeuta ha la chiave magica che apre le porte della psiche, per andare a modificare qualche meccanismo che si è inceppato (sarà colpa della famosa battuta della rotella fuori posto?).
Piuttosto – restando in metafora – in un percorso di terapia, ogni persona impara a conoscere i propri meccanismi, (ovvero le strutture di comportamento, i limiti, le ferite, le risorse) per riuscire da sola a rimettersi in moto e magari accorgersi che molti aspetti di sé erano trascurati, addirittura sconosciuti, mentre altri sovrastimati e irrigiditi.
I sintomi che portano alla richiesta di aiuto, sono spesso dovuti a modi di essere che hanno fatto il loro tempo, ad esempio, una persona con una grande capacità di trattenere e reprimere tutto quello che non gli va, dopo anni e anni, potrebbe trovarsi preda di un attacco di panico (lì il corpo si fa portatore di energie in eccesso che non trovano altra via per defluire e scaricarsi) oppure per un altra persona, lo stesso modo di essere potrebbe sfociare in sintomi depressivi, la resa dei conti dopo troppo tempo in cui si è rinunciato ai propri bisogni.

In psicosintesi, si parla di procedere a una ri-armonizzazione del materiale psichico intorno al centro unificatore fornito dall'Io (per chiarire meglio vi rimando a questo post di molto tempo fa).
L'Io è il nostro testimone interiore, un osservatore imparziale con il quale possiamo imparare ad osservare il mondo e ri-osservare la nostra storia col fine di averne padronanza e non subirne gli effetti.
Noi non siamo quasi mai nella posizione dell'Io, perché agiamo sulla scia dei copioni appresi dalle nostre subpersonalità, nate in condizioni particolari, legate a traumi, episodi negativi o relazioni significative disfunzionali.
Per farvi un esempio semplice, continuiamo con la storia della persona di cui sopra.
Colui o colei che tende a incassare i colpi senza mai replicare, che sopporta e sopporta e ancora sopporta, potrebbe agire secondo il copione del “bravo bambino/brava bambina” a cui tantissimi anni prima è stato detto (o imposto, o intimato) di non comportarsi male, di non alzare la voce, di non replicare perché “io conto più di te” ecc...
Ogni volta che quella persona si troverà in una situazione che riattiverà la subpersonalità infantile (a volte basta un superiore che abbia caratteristiche simili a un genitore!) ecco che senza nemmeno accorgersi rispetterà un copione che però è scritto per un bambino, non per un adulto: il risultato potrebbe essere il conflitto fra impulsi sani di autoaffermazione e risposte apprese di sottomissione, che protratto a lungo potrebbe dare origine a uno dei due sintomi citati.

La persona che in terapia scopre tutto questo, necessariamente cambierà, ma non perché snaturerà la sua identità, bensì perché imparerà ad usare al meglio le risorse di cui è già in possesso!

Per poterlo fare, è necessario andare alle radici del problema e dare nuova linfa vitale con occhi diversi, per fare in modo che porti benefici sui comportamenti futuri, in modo spontaneo e non coercitivo.
Concludo con una frase trovata qualche giorno fa fra le numerose citazioni di Rob Brezny nell'oroscopo dell'Internazionale – che mi piace perché è l'unico che in realtà non fa previsioni, bensì fornisce spunti di riflessione che poi potranno favorire trasformazioni, proprio come la terapia.

In ogni foresta, in ogni fattoria, in ogni orto del pianeta, quello che è sotto la terra crea quello che c’è sopra. È per questo che concentrare l’attenzione sui frutti maturi è inutile. Quelli già sugli alberi non si possono cambiare”
(T. Harv Eker)


buona settimana
virginia 

giovedì 10 dicembre 2015

parole per l'anima #34


Per vivere una vita piena,
dobbiamo essere in contatto 
con il nostro mondo interiore

Dato che lunedì abbiamo parlato di psicoterapia (qui) dedichiamo oggi qualche frase evocatrice del significato profondo che possiamo scoprire strada facendo, in un percorso di conoscenza e ricerca, che spesso parte proprio dalla sofferenza. 


La lotta è parte della tua storia


Nessun albero può crescere verso il cielo
se le sue radici non arrivano giù all'inferno


E adesso vedo come il possedere la propria storia e amare se stessi
attraverso questo processo sia la cosa più coraggiosa che abbiamo mai fatto



Il curioso paradosso è che 
quando accetto me stesso
così come sono, 
poi posso cambiare.



Amo la persona che sono diventata,
perché ho lottato per diventarlo.


buon week end
virginia 

(fonte immagini: Pinterest) 

lunedì 7 dicembre 2015

Perché iniziare una psicoterapia?


Pandora (J. W. Waterhouse, 1896)


Sono molti i motivi che possono portare a varcare la soglia del mio studio.
Di solito il denominatore comune è la sofferenza, qualunque sia il sintomo col quale si traveste per essere vista ed espressa.
Non è mai semplice iniziare, aprire il vaso di Pandora del dolore e cominciare ad attraversare il territorio incerto del proprio passato, con un interrogativo su tutti che da qualcuno viene dichiarato e da altri solo lasciato vedere in controluce: riuscirò a venire a capo di tutto? Risolveremo i miei problemi?

Quando si comincia una terapia, tutto sembra difficilissimo e senza fine.
I vecchi schemi disfunzionali, i comportamenti ripetitivi, le difese di una vita, cercano di imporre le loro “leggi” conosciute, che fino a poco tempo prima hanno funzionato, ma adesso non riescono più ad arginare l'angoscia.
Le figure del passato tornano prepotenti e coatte, fantasmi vociferanti che pretendono ancora di comandare sul bambino interiore, inerme di fronte al loro potere.
Un tumulto di emozioni va districato con pazienza, separando le lacrime dai sorrisi, la rabbia dalla tristezza, la delusione dall'accettazione.
Il tempo della terapia non è lineare, le cose lì non funzionano secondo la logica della consequenzialità: è un percorso a spirale, un passo dopo l'altro riannodare fili e ordinare vissuti, separare e riattribuire significati.
Per questo è complesso rendere esplicito un processo che resta misterioso anche per chi lo vive, fino all'epifania che permette il manifestarsi di tutto il lavoro fatto insieme.
A volte è la prima giornata buona dopo mesi di caos, altre volte una reazione diversa in una situazione creduta irrisolvibile, altre ancora il rendersi conto che semplicemente quello che attanagliava non è più al primo posto...
È come se da tutto quel travaglio, finalmente sia venuta alla luce la propria individualità, rimasta nascosta per troppo tempo, la vera natura che ti appartiene e che, da un punto di vista adulto, possa cominciare ad affrontare diversamente quello che prima appariva senza soluzione.
Si tratta di lasciar andare i fantasmi e pensare a sé.
Non c'è una via univoca, ciascuno ha la propria strada e il proprio viaggio interiore che però può essere contattato ed espresso sul piano universale grazie a una intensa poesia di Mary Oliver

Un giorno, finalmente, hai capito
quel che dovevi fare, e hai cominciato,
anche se le voci intorno a te
continuavano a gridare
i loro cattivi consigli
anche se la casa intera
si era messa a tremare
e sentivi le vecchie catene
tirarti le caviglie.
Sistema la mia vita!”,
gridava ogni voce.
Ma non ti fermasti.
Sapevi quel che andava fatto,
anche se il vento frugava
con le sue dita rigide
giù fino alle fondamenta, anche se la loro malinconia
era terribile.
Era già piuttosto tardi,
una notte tempestosa,
la strada era piena di sassi e rami spezzati.
Ma poco a poco,
mentre ti lasciavi alle spalle le loro voci,
le stelle si sono messe a brillare
attraverso gli strati di nubi.
E poi c'era una nuova voce
che pian piano
hai riconosciuto come la tua,
che ti teneva compagnia
mentre procedevi a grandi passi,
sempre più nel mondo,
determinata a fare
l'unica cosa che potevi fare -
determinata a salvare
l'unica vita che potevi salvare.

(Mary Oliver “Il viaggio”,
Dream Work, & New and Selected Poems,
Beacon Press, 1992.)

Buona settimana
virginia

PS. Qualche mese fa vi avevo già raccontato in cosa consiste un percorso di psicoterapia, usando altre metafore e parole. Se lo hai perso lo trovi qui

lunedì 30 novembre 2015

Il desiderio al maschile e al femminile. E' possibile una sintesi?



Qualche tempo fa sono andata a visitare la mostra “Tamara de Lempicka” a Verona (la trovate qui fino al 31 gennaio 2016) e incantata di fronte alle sue opere mi è venuto in mente il titolo di un libro di Massimo Recalcati “Ritratti del desiderio” (2012).

Ma prima di parlare del libro, vi invito a leggere notizie biografiche di Tamara (qui) per comprendere la complessità della sua persona e della sua opera.
Tamara ha avuto una vita sicuramente “sopra le righe”, con una forte personalità che evinciamo fin dagli episodi che riguardano la sua infanzia e adolescenza.
Sposata giovanissima, ha avuto una figlia – Kizette – e poi molti amori con donne che hanno fatto parte della sua esistenza, posando anche come modelle per i suoi quadri.
È nella sezione della mostra chiamata “Visioni amorose” che troviamo tele splendide le quali testimoniano lo sguardo desiderante col quale Tamara si posava sui suoi amori, immortalandole.


Ritratto di madame Perrot (1922)


Ragazza in verde (1932)


Nudo con vele (1931)


La sottoveste rosa (1927)


Mi è venuto in mente il libro di Recalcati perché nel capitolo “il desiderio amoroso” inizia così:

Se dovessi immaginare un quadro, un ritratto plastico di questa figura del desiderio, immaginerei il ritratto di una donna.
(pag. 134)

Questa frase mi è balzata in mente proprio mentre osservavo “La bella Rafaela” (1927):



Recalcati a seguire fa una differenziazione importante sul desiderio sessuale maschile e quello femminile.

Per il desiderio sessuale dell'uomo, il corpo della donna si frammenta in tanti piccoli oggetti – oggetti (a) per Lacan: una ciocca di capelli, una gamba dondolante, il seno tra le braccia incrociate, l'indice della mano, il contorno delle labbra, il capolavoro del culo.
[…]
Se il desiderio maschile e il suo godimento sono governati da un fantasma feticistico, quello femminile, secondo la lezione di Lacan […] gravita attorno alla domanda d'amore. Al posto del "pezzo", al centro del discorso femminile, è la parola, la frase, la lettera d'amore.

(Recalcati, pag. 137-139)

Nello stile pittorico della Lempicka, ho colto questa narrazione unica della mancanza della persona amata, il riconoscimento di un desiderio amoroso che la porta a voler fissare sulla tela il sentimento e farne testimonianza e allo stesso tempo dono, in una via tutta femminile:

è dono del segno che l'Altro mi manca, che la sua esistenza sa scavare in me la mancanza.
[…]
Nel desiderio amoroso di una donna si manifesta la capacità, piena di grazia, di associare il nome al corpo, o se si preferisce, di fare del nome un corpo. Cosa vuol dire? […] La possibilità unica di unire il nome al corpo in modo indissolubile, di amare e di desiderare quel corpo come se fosse un nome, dunque come se fosse assolutamente insostituibile, fuori serie, e di desiderare quel nome, di sentire quel nome, di pronunciare quel nome con la stessa intensità, con la stessa forza pulsionale come se fosse un corpo...
(Recalcati, pag. 141-144)

Ecco perché la bella Rafaela mi ha fatto scaturire queste riflessioni.
Ai miei occhi ha rappresentato la sintesi – per Recalcati e Lacan difficile da realizzare – fra desiderio maschile e femminile.
Nel titolo del quadro c'è il nome, l'identità unica e irripetibile associata alla plasticità di un corpo nudo che sprigiona l'energia di Rafaela e la sua sola, non è il feticcio meramente maschile, è un corpo che emana peculiarità e parla parole di intimità e amore, narra la storia senza bisogno di dirla, racconta l'unione, la vicinanza, l'unicità.

Qualcuno potrebbe obiettare che c'è riuscita perché si tratta di una donna che ha amato un' altra donna...
La Lempicka in realtà, mostra il processo nel linguaggio artistico che le è proprio, dando parola alle immagini, ma oggi voglio darvi testimonianza di aver ascoltato nella stanza di terapia anche molti uomini che contrariamente alle previsioni lacaniane, sono riusciti, grazie all'integrazione della propria parte femminile, a trasmettere l'amore in modo completo alla compagna, apprezzandone sì alcuni tratti e frammenti ma anche entrando in relazione grazie al dialogo, all'ascolto e al rispetto della sua diversità come persona, prima ancora che come donna.

Anzi, se c'è una possibile definizione dell'amore sarebbe proprio quella di rendere l'Altro insostituibile, di amare nell'Altro non il simile ma l'insostituibile nella sua alterità.
                                                                                                                                 (pag. 144)

Auguro a ciascuna di trovare un uomo così.
Vi garantisco che esistono, io ho trovato il mio, adesso tocca a voi.

Buona settimana
virginia 

giovedì 26 novembre 2015

parole per l'anima #33


Sono sopravvissuta
perché il fuoco dentro di me 
ha bruciato più luminoso del fuoco intorno a me

Ieri ricorreva la giornata internazionale contro la violenza sulle donne (qui) e il post di oggi è dedicato a tutte coloro che temono di non farcela. 
Nella mia esperienza allo sportello antiviolenza - ma anche nel mio studio - ho potuto constatare che quando una donna sceglie di porre fine a una situazione dolorosa, spesso lascia emergere da sé delle risorse che nemmeno pensava di poter avere. 


Si tratta di porre in salvo e proteggere il nucleo di sé più prezioso e incontaminato. 


Fare perno su quello e ritrovare un equilibrio e una forza nonostante le difficoltà


Si sprigiona così un fuoco trasformativo degno della dea Kali, attiva e dirompente


Un fuoco da canalizzare verso nuovi obiettivi


Per ricominciare a guardare il proprio mondo da altre prospettive.


buon week end
virginia

(fonte immagini: Pinterest)

lunedì 23 novembre 2015

Quali e quante forme di violenza?



Il 25 novembre ricorre la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Come ogni anno mi trovo qui a scrivere parole di conoscenza su un fenomeno purtroppo in costante aumento, nonostante le campagne di sensibilizzazione, nonostante l'emancipazione femminile, nonostante la possibilità di fuggire via da chi perpetra abusi.
Come abbiamo condiviso qualche sera fa in una serata dedicata alle nostre volontarie dello Sportello Donna Nuova (trovi info qui o sulla pagina fb qui) il fenomeno della violenza è sotterraneo e subdolo, spesso di nasconde dietro a facciate di serenità, tra le righe di un “tutto bene, grazie”.
Ecco che se lo stato dei fatti è questo, occorre non smettere mai di fare informazione al riguardo, perché la realtà è che ancora troppe donne sono intrappolate in relazioni disfunzionali basate su un malinteso di fondo: il dimostrare amore “a modo suo” non è amore.
La violenza nasce, cresce e si mantiene in situazioni dove la relazione fra le due persone è basata non sull'amore bensì su una dinamica di potere, un rapporto sfalsato dove uno dei due viene considerato oggetto dell'altro, una proprietà da difendere.

E' violenza dunque, ogni abuso di potere e controllo che si manifesta attraverso il sopruso fisico, sessuale, psicologico ed economico. E’, in primo luogo, un crimine, la cui responsabilità ricade su chi esercita la violenza e non su chi da questa viene colpito.
Oggi ancora una volta voglio dedicare questo post alla spiegazione e diffusione delle diverse forme in cui la violenza prende forma, perché sempre più persone possano riconoscerne i segnali.

Che cos’è la violenza fisica?
Ogni forma di violenza contro il tuo corpo e le tue proprietà, quando ti spinge, ti strattona, ti colpisce, distrugge mobili, oggetti, documenti, cose per te particolarmente care.

Che cos’è la violenza psicologica?
Ogni mancanza di rispetto che colpisce la tua identità di persona, quando ti insulta, ti critica continuamente, ti umilia o ti ridicolizza, ti segue, ti controlla, ti impedisce di vedere parenti e amici, di coltivare i tuoi interessi, minaccia di fare del male ai tuoi figli e alla tua famiglia, quando minaccia di farsi del male o suicidarsi se tu lo lasci o non fai quello che vuole.
In questo anno di apertura del nostro sportello di informazione Donna Nuova, sono state moltissime le donne che hanno portato la loro storia di violenza psicologica, la più strisciante e difficile da individuare, perché le basi sono state messe fin dall'inizio della relazione, dove le prime avvisaglie davano origine ad affermazioni del tipo “ma lui è fatto così...”

Che cos’è la violenza economica:
Qualsiasi modalità di controllo sulla tua autonomia economica, quando ti impedisce di cercare o mantenere un lavoro, di mantenere un tuo conto in banca, non ti informa sulle entrate o le spese della famiglia, si appropria del tuo denaro o dei tuoi averi, lesina sul denaro da spendere in famiglia se tu non lavori, ti fa contrarre debiti o impegni economici senza consultarti.

Che cos’è la violenza sessuale:
Tutte le forme di coinvolgimento in attività sessuali senza il tuo consenso, sia all’interno che al di fuori della coppia. Nella coppia, quando il partner ti impone rapporti nonostante tu non ne abbia voglia, ti costringe a guardare o utilizzare materiale pornografico o ad avere rapporti con altre persone contro la tua volontà. Da parte di estranei, quando vieni costretta ad avere rapporti da una o più persone, quando un conoscente, un amico, un collega non accettano che tu dica loro di no.
L'abuso sessuale intra-familiare è invece quando un tuo familiare o amico ti costringe, o ti ha costretta in passato, a partecipare a rapporti sessuali o a guardare mentre loro ci si dedicavano, quando queste persone ti hanno coinvolto, magari attraverso il gioco, in attività sessuali.

Se ti senti vittima di una di queste situazioni, puoi rivolgerti al centro anti violenza più vicino a casa tua (qui trovi più info) oppure telefonare al numero 1522 – in ogni caso si tratta di ricevere informazioni in forma anonima, segreta ma accogliente, dove potrai essere indirizzata al meglio, in un primo momento rispetto a te stessa e alla situazione che stai attraversando, e – solo se lo vorrai – potrai essere accompagnata in un percorso di allontanamento dalla tua casa.

Se sei una donna che non subisce violenza, non dimenticarti di saper osservare, vedere, sensibilizzare al problema, perché solo insieme potremo fare la differenza.

Buona settimana
virginia